Babla & His Orchestra – Babla’s Disco Sensation

Stranezza etnica di qualità, direttamente dal 1978.
Il sottotitolo dell’album è “Old film hits with a new disco touch”. Per la precisione si tratta di colonne sonore di film di Bollywood, e non serve aggiungere altro.
Del tale Babla non so assolutamente nulla, ma pare che lui e la moglie fossero un duo abbastanza famoso in giro per il mondo. L’unica cosa certa è che se siete amanti del sitar, del curry, del bindi (non Rosy), della psichedelia e di tutte queste cose assieme, questo è un album da recuperare subito.

 
 Babla & His Orchestra - Man Dole Mera Tan Dole: Play Now | Play in Popup

 
 Babla & His Orchestra - Indian Aartis: Play Now | Play in Popup

Kid Creole & The Coconuts

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i più vecchi di voi si ricorderanno perfettamente di kid creole & the coconuts. i più giovani come me invece hanno google e quindi sanno tutto senza l’inconveniente della vecchiaia. comunque il coinvolgente disco-funk con salsa tropical gangster di kid creole sarà una delle mie colonne sonore dell’estate. in particolare questa canzone stupenda, tratta dal secondo album, del 1981, il cui ritornello in italiano dice “benvenuta la dolce vita, mamma mia che farò? tutta quanta americana, venga venga che sogno!”.

 
 Kid Creole & The Coconuts - Animal Crackers: Play Now | Play in Popup

Michael

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(29 Agosto, 195825 Giugno, 2009)

Bruce Haack, l’uomo del retro-futuro

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bruce haack è giustamente considerato un grande pioniere dell’elettronica e del synth-pop, inventore di futuristici aggeggi elettronici (come il dermatron, che generava suoni al contatto con la pelle umana), autore di canzoni per bambini e di musica psichedelica. qui la storia della sua vita. esiste anche un documentario dal titolo bruce haack, king of techno, che purtroppo non ho mai visto ma consiglio la visione del trailer per farsi un’idea.

ma quello che rende bruce haack davvero incredibile è che viene prima del gruppo che ha cambiato la storia della musica, e cioè i kraftwerk. infatti electric lucifer, il suo apice – un calderone magico di filastrocche da freak, basi elettroniche, vocoder, acid-rock-pop & psichedelia – è del 1970.

perchè una cosa è essere pionieri dell’elettronica producendo suoni spaventosi e inascoltabili – cosa che comunque si apprezza – un’altra, ben più difficile, è essere pionieri facendo volksmusik, ovvero musica popolare, per citare i kraftwerk.

dermatron

bruce haack e il dermatron

e infatti anche loro sono diventati davvero rivoluzionari solo dopo autobahn, mentre prima erano “solo” uno dei migliori gruppi kraut-rock in circolazione.  non a caso i fan più estremisti e ingenui parlarono di svolta pop, di svolta commerciale. ma i fan più estremisti e ingenui a un certo punto parlano sempre di svolta pop e svolta commerciale perché non capiscono, gli stolti, che è proprio in quel momento in cui si unisce avanguardia e pop che si sta facendo qualcosa di davvero interessante.

così fece bruce haack, senza però diventare troppo famoso, così fece il commendatore giorgio moroder, e ovviamente così fecero, più di tutti, i kraftwerk. music non stop, techno pop.

ora, siccome lo stesso bruce haack sognava un tempo in cui le persone avrebbero creato e condiviso la loro musica “secondo modalità elettroniche e senza l’intermediazione delle etichette discografiche, fino alla comunicazione telepatica dei suoni”*, vi segnalo che “electric lucifer” è scaricabile da qui, mentre qui si trova la raccolta “hush little robot”. godete.

e a proposito di godere, vi ricordo che il 18 luglio 2009 i kraftwerk sono in concerto a livorno. al grido di “viva la centrale elettrica e abbasso le luci della”, guylum bardot, salvo annullamenti o tragedie aeree, presenzierà.

 
 Bruce Haack - Electric to Me Turn: Play Now | Play in Popup

 
 Bruce Haack - Chant of the Unborn: Play Now | Play in Popup

Bobby Womack, my own compilation

Bobby Womack, un uomo che non conosco affatto, un nero di cui ignoro ogni aneddoto della sua esistenza. Si, so che era nel gruppetto familiare, i Valentinos, e che un vecchio pezzo da lui scritto è più conosciuto suonato dai Rolling Stones. E sò che il rimando d’obbligo sarebbe con Marvin Gaye o Curtis Mayfield (altri due neri grossi, non in senso urologico).
Eppure non occorre una laurea o un master per poterlo apprezzare. La sua musica, per me, ha il sapore di “viaggio intrapreso”, di altri tempi, di terre americane viste solo attraversi i film.

Quindi, per chi vuol nuovamente tuffarsi o per chi vuole scoprirlo con assaggi repentini, ecco una compilation stilata nel pieno della pseudo-legalità youtubeggiante:

If you think you’re lonely now

Across 110th Street

Communication

Lookin’ for a love

I wish he didn’t trust me so much

Harry hippie

Your welcome, stop on by

Home is where the heart is

How could you break my heart

Secrets

I can understand it

California Dreaming & Across 110th Street (Live acoustic)


Extra: cover live targata Mike Patton

GAS

Possibile che da mesi a questa parte tutti i miei post abbiano qualcosa a che fare con The Field, ancora lui?
Ebbene sì. Il fatto è che di recente il nostro idolo svedese ha compilato una Top 5 di alcuni dei suoi brani preferiti, e con piacere ho notato che fra questi ne compare anche uno di tale Gas, musicista tedesco che, se fossi un giornalista di una rivista alla moda, definirei seminale nel campo della musica ambient. A dire il vero la sua presenza tra le influenze di The Field è abbastanza ovvia: in primis perché Gas, al secolo Wolfgang Voigt, è il titolare della celebre etichetta berlinese Kompakt di cui fa parte anche il Nostro, ma soprattutto perché effettivamente il suo stile compositivo ha anticipato di molto ciò che The Field ha poi sviluppato negli album che tutti noi amiamo, ovvero: cassa dritta, loop infiniti, suoni spettrali (e lo dice lui stesso).
La differenza fra “maestro ed allievo” sta però nel particolare tipo di atmosfere più rarefatte ed impalpabili, rispetto alla sublime ricchezza di The Field, che Gas è riuscito a creare: la sua intenzione, come disse in questa intervista, era quella di “bring the forest to the disco, or vice-versa”. Ed effettivamente non saprei come descrivere la sua musica se non come la colonna sonora di un incubo claustrofobico ed angosciante (o di un rilassante trip drogato da acidi, a seconda dei casi) ambientato in una foresta tedesca, di notte. Ascoltare per credere.

Tra gli appassionati del genere gode di ottima fama, tanto che la sua celebre quadrilogia Gas/Zauberberg/Königsforst/Pop è stata per anni un cimelio raro da cifre astronomiche su eBay, prima che fortunatamente venisse ripubblicata nella raccolta Nah und Fern del 2008.

E’ di Gas anche un altro pilastro fondamentale (eufemismo) dell’ambient moderna, e cioè “Microscopic”, dallo stile però decisamente diverso rispetto al resto della sua produzione e scaricabile a gratis da qui.
Altre informazioni interessanti su Wikipedia.
Mi scuso inoltre se i brani sono pesantucci da scaricare.

 
 Gas - Zauberberg #3: Play Now | Play in Popup

 
 Gas - Königsforst #6: Play Now | Play in Popup

 
 Gas - Pop #4: Play Now | Play in Popup

 
 Gas - Microscopic: Play Now | Play in Popup

Abba s’abba – concerto di Gavino Murgia dedicato all’acqua

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concerto di Gavino Murgia con l’enigmatico Beppe Dettori, Marcello Peghin alle chitarre, Salvatore Maltana al contrabbasso, Alessandro Garau alla batteria e Giacomo Verde alla video-art (creava live delle bellissime immagini che venivano proiettate alle spalle dei musicisti). in più featuring della voce recitante gianni cossu, i tenores goine di nuoro e il rapper momak dei menhir che ha cantato un pezzo rap con gavino murgia, ormai sperimentatore senza confini.

lo spettacolo era dedicato all’acqua (s’abba) in occasione della nascita della Carta fondamentale dell’acqua in Sardegna, ispirata al Manifesto mondiale dell’acqua di Lisbona, e si è tenuto venerdì 12 giugno 2009 a paulilatino, in un teatro piccolo ma bello, circondato dalle pietre sonore dell’artista pinuccio sciola, sculture di pietra che producono un magico suono liquido. il fatto che dalla pietra venisse fuori il suono dell’acqua dava un senso particolare alla serata.

prossima data: 19 giugno 2009 a valledoria, sassari.

Moby – Wait for me

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Qualcuno lo attendeva e, come prima o poi per forza di cose accade, è uscito. Anzi mi correggo subitario: “per il sottoscritto” è uscito, ma non per la collettività a quanto pare.
Ricordo Moby ancora un giovane DJ che era appena uscito dai preset di Garage Band. Nel frattanto, ha attraversato generi musicali, produzioni techno-punk, collaborazioni e quant’altro (incluso quello spot-tormentone vodafone).

Album che passa liscio con qualche balzo di piacere dalla sedia, senza farci mancare qualche titolo riempitivo, una “wait for me” che per motivi astrusi mi ricorda Elisa e la canzone collaborazione con David Lynch. Lui lo descrive: “a quieter, more melodic, more mournful, and more personal record than some of the records I’ve made in the past.”

Le sue influenze, estratte dal myspacedavid bowie, kraftwerk, roxy music, public image ltd, suicide, echo and the bunnymen, television, led zeppelin, grace jones, pantera, joy division, flaming lips, massive attack, antony and the johnsons, donna summer, eno, nick drake, derrick may, the birthday party, bad brains, the feelies, polyrock, john lee hooker, george gershwin, blind willie johnson, the gun club, silver apples.

 
 Moby - Pale Horses: Play Now | Play in Popup

 
 Moby - Shot In The Back Of The Head: Play Now | Play in Popup

 
 Moby - Mistake: Play Now | Play in Popup

Shout Out Out Out Out – Reintegration Time

Shout Out Out Out Out Reintegration Time

passo indietro degli shout out out out out rispetto al precedente capolavoro. inizio epico strumentale che lascia presagire voli celestiali, ma poi alcuni pezzi tipo lcd soundsystem che già da soli hanno rotto le palle e ci manca solo che qualcuno li imiti, synthpop anni 80 abbastanza banale, space-disco ovvia e rap inutile mi hanno riportato con i piedi per terra. ma ogni tanto riappaiono i robot epici che ho amato tanto e allora mi commuovo. però è tutto più lento e dilatato e vagamente noioso. che questa sia la maturità?

comunque il vocoder c’è e l’album tutto sommato non è da buttare, ma diciamo che li rimando al prossimo. poi magari qualcuno li scoprirà con questo album e sarà grande amore, ma per ora io sono costretto a pronunciare l’orribile formula: era meglio il primo.

a seguire, due pezzi del nuovo disco e forever indebted tratto dal primo stupendo album degli shout out out out out. qui invece un live di dude you feel electrical dove si vede che sono brutti e giovinastri ma anche molto molto bravi.

 
 Shout out out out out - Remind Me In Dark Times: Play Now | Play in Popup

 
 Shout out out out out - Run: Play Now | Play in Popup

 
 Shout out out out out - Forever Indebted: Play Now | Play in Popup