Ghédalia Tazartès | Häxan

Live at Cafe OTO | 11 December 2011 | cafeoto.co.uk

Semplicemente Ghédalia Tazartès.

Pierre Henry – Paroxysms

pierre1 Pierre Henry   Paroxysms

Me-ra-vi-glio-so video-concerto di Pierre Henry (proprio quel Pierre Henry, oggi 84enne) che piegato sul mixer per circa un’ora crea e distrugge interi universi sonori nella sua casa di Parigi. Assolutamente imperdibile. Una casa tra l’altro che da sola merita la visione del video: sembra una specie di estensione della sua mente, tutta circuiti e cavi elettrici, ingranaggi e strane cose appese ai muri.

pierre2 Pierre Henry   Paroxysms

pierre3 Pierre Henry   Paroxysms

In pratica è l’opposto del pirotecnico, fantascientifico e iper tecnologico live di un altro grande, Amon Tobin, che io considero in qualche modo un erede di Henry. In ISAM ci sono cubi video super fighi progettati da scienziati pazzi, qui c’è semplicemente lui, Henry, con maglioncino porpora e barbone bianco, inespressivo, che con movimenti letargici crea rumori nel salotto di casa. L’idea è geniale nella sua semplicità.

pierre5 Pierre Henry   Paroxysms

pierre6 Pierre Henry   Paroxysms

Paroxysms è un live comissionato da un festival della Tasmania, dove è stato trasmesso sui megaschermi. Sì, davvero! Per vederlo tutto bisogna registrarsi, ma ci vogliono solo pochi secondi, oppure è possibile loggarsi con Facebook.

Se ho capito bene non sarà on line per sempre, quindi bisogna affrettarsi, anche se penso che in seguito lo si potrà vedere pagando. E comunque spero che in futuro qualcuno lo carichi su Youtube o siti simili perché queste sono cose da mostrare nelle scuole, negli ospedali e nelle strade.

Curiosità finale: il direttore di questo festival della Tasmania è Brian Ritchie, proprio lui.

(Ah, nello stesso sito ci sono anche documentari su Steve Reich – di cui si parla anche nel post precedente a questo – Philip Glass e altri nostri amici.)

Helter Skelter

helter skelter senza musica, solo voce. in pratica paul mccartney la canta come me, o il contrario. (via)
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Exuma, The Obeah Man

Exuma Reincarnation Exuma, The Obeah Man
Uno dei miei dischi da isola deserta ha il nome di un’isola, o meglio di un arcipelago di isole delle Bahamas: le Exuma. In realtà non sono proprio deserte, anzi ci sono circa 7mila abitanti ai quali immagino si aggiungano molti turisti, dato che, a una rapida occhiata su Google Immagini, sembra uno di quei posti che si possono riassumere con l’espressione “paradiso terrestre”. Ma Exuma è anche il nome d’arte di Macfarlane Gregory Anthony Mackey, che però era nato in un’altra isola delle Bahamas, Cat Island. Il suo omonimo disco d’esordio è del 1970 ed è la risposta alla domanda “cosa succede se un musicista delle Bahamas va a vivere a New York e unisce magia, atmosfere e ritmi caraibici con musica folk, psichedelia anni 70 e rock americano?”. La risposta è Exuma. Sette canzoni perfette. Da portare su un’isola deserta, appunto.

exuma 1970 Exuma, The Obeah Man

Quando l’ho scaricato per la prima volta, del tutto casualmente, mi aveva colpito la serie di tag: calypso, reggae, folk, african, psychedelic, country. L’anonimo uploader aveva avuto qualche problema nel definirlo, ma aveva anche stimolato la mia curiosità. Quando poi mi sono trovato di fronte a una copertina naif (disegnata dallo stesso Exuma), che mi ricordava il primitivismo di Basquiat, e alla voce di un pazzo che salutava tutti dicendo di essere The Obeah Man – cioè una specie di stregone dei Caraibi – la mia curiosità si è trasformata velocemente in gioia e contentezza di fronte alla meraviglia della scoperta.

In sintesi: consigliato e straconsigliato, così come i successivi Exuma II (ancora più fuori di testa) e Do Wah Nanny. La discografia continua, ma io per ora mi sono fermato là, anche perché mi ci sono voluti due mesi solo per uscire dal primo, dove però ritorno spesso e volentieri. Ci sarebbe molto altro da dire, ma è uno di quei casi in cui è meglio semplicemente schiacciare play e partire. E anche se Exuma è morto nel 1999, condivido quello che dicono in questa pagina: Musician, painter and poet, Exuma lives!

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Exuma – Exuma, The Obeah Man

Exuma Exuma, The Obeah Man

Chris Watson – El Tren Fantasma

el tren fantasma 550x550 Chris Watson   El Tren Fantasma

Qualche anno fa, quando ho attraversato l’Europa in treno, mi capitava di dormire sui treni notturni, sempre vuoti, caldi e confortevoli durante la notte, ma caotici, affollati e rumorosi la mattina, quando si riempivano di pendolari. E così, al risveglio, in quello stadio di torpore e confusione che – anche se fa ridere è vero – si chiama sonno ipnopompico, ascoltavo i rumori del treno fondersi con gli annunci delle stazioni, le suonerie dei cellulari e le chiacchiere dei passeggeri che parlavano lingue che non capivo. In questo miscuglio sonoro a volte avevo la sensazione di riconoscere voci di parenti o amici o di sentire improvvisamente parlare italiano (e perfino sardo) durante conversazioni in tedesco, inglese o turco, come in una specie di pareidolia uditivo-ferroviaria. Era una bella sensazione di straniamento. Poi però bisognava svegliarsi per fare posto agli altri passeggeri, andare in bagno, dare il biglietto al controllore, smettere di sembrare un barbone, insomma tornare alla realtà. E la musica diventava un’altra.

Più o meno la stessa sensazione l’ho provata qualche notte fa quando mi sono svegliato nel cuore della notte non su un treno notturno ma sul mio letto. Non avevo più sonno, quindi ho deciso che era il momento giusto per salire su El Tren Fantasma di Chris Watson.

Tra i fondatori dei Cabaret Voltaire, oggi Watson è un eccellente documentarista sonoro. Nel 1999 ha fatto parte di una troupe della BBC per la serie di documentari Great Railway Journeys, attraversando il Messico sulle rotaie delle Ferrocarriles Nacionales, in una tratta che ormai non esiste più da 10 anni (ecco perché fantasma). Con questo prezioso materiale Watson ha poi realizzato un racconto radiofonico per la BBC Radio 4, e il disco è appunto la sintesi di tutto questo.

Un mese passato in treno da Los Mochis a Veracruz – due città che si trovano sulle coste opposte del Messico – tra canyon, deserti, passaggi a livello, stazioni spettrali e natura spettacolare (per capirci: posti così). Scarsa la presenza umana, ma le perfette registrazioni ambientali, di cui Watson è maestro, ogni tanto si trasformano in musica che più concreta non si può (ad es. il ritmo dei vagoni sui binari) con poche, pochissime, aggiunte e manipolazioni. E’ da sentire con le cuffie, nel cuore della notte, come mezzo addormentati su un treno che non sai dove va, godendo della semplice, potente ed evocativa bellezza del suono. Sembra un racconto, anche se non racconta niente.

E poi sta entrando o sta uscendo dalla galleria?

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Chris Watson – El Divisadero