The Flaming Lips – Embryonic

flaming lips embryonic The Flaming Lips   Embryonic

embryonic, il nuovo disco dei flaming lips, mi sta piacendo perchè è uno di quei dischi frammentari e confusionari, senza un carattere preciso, un po’ come l’ultimo oneida. e da un gruppo che sembrava ormai fossilizzato in un certo pop etereo sempre bello ma sempre uguale, da ragionieri del pop psichedelico, ormai non me l’aspettavo più. lo stesso wayne coyne parlando dei suoi dischi preferiti dice:

“…part of the reason I like them is that they’re not focused. They’re kind of like a free-for-all and go everywhere”.

ecco, embryonic è un doppio disco* che va ovunque, rumoroso, caotico e peloso. qualche pezzo mediocre c’è, ma anche qualche pezzo grandioso (e ovviamente anche le simpatiche puttanate alla flaming lips, come I can be a frog). ad esempio davvero ottima “Convinced of the Hex”, la prima traccia (già uscita quest’estate), pare ispirata al film il portiere di notte di liliana cavani (lo dice wayne). qui una bella versione live in una tv americana. e non male anche la chiusura del disco, watching the planets.

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The Flaming Lips – Watching the planets

*in passato però avevano fatto un disco quadruplo, zaireeka, del 1997: 4 cd da ascoltare contemporaneamente. e sì, anni fa ci provai. bei tempi. in questo bel video un esempio di zaireeka con i 4 cd sincronizzati e mixati (ma era divertente anche metterli fuori tempo).

Sunn O))) / Pansonic – Che (più Bruce Springsteen, Alan Vega, Elvis Presley e Joe Preston)

sunno400high Sunn O))) / Pansonic   Che (più Bruce Springsteen, Alan Vega, Elvis Presley e Joe Preston)
questa serie di cover dei suicide l’avevo annunciata più di un anno fa, ma solo oggi sono riuscito a sentire la versione di “che” dei sunn o))) & pansonic con joe preston (earth e melvins) alla voce. io mi aspettavo un pezzo che sprofondasse all’eccesso, dilatato fino a raddoppiare la durata dell’originale, maestoso finale che chiudeva il primo disco dei suicide (1977) dopo quell’incubo chiamato frankie teadrop. e invece addirittura dura meno ed è sostanzialmente fedele alla prima versione, quindi molto bella, e sprofondare si sprofonda, dato che è pur sempre una canzone dei suicide. a fine post le due versioni di “che” a confronto, la cover e l’originale. oltre alla cover dei sunn nel disco c’è anche un pezzo live del signor alan vega e un altro di stephen buroughs (non so chi è).

tra le altre cover già disponibili da segnalare anche la stupenda versione strappalacrime di dream baby dream fatta da bruce springsteen, che la brucespringsteenizza come si deve e chi non si commuove ha il cuore di pietra. (e non per dire eh, però a noi ci tocca vasco che fa creep, con tutto il rispetto per vasco e per creep.)

ma la cosa incredibile è che questa intensità bruce springsteen l’ha raggiunta ogni sera per 64 sere consecutive suonando “dream baby dream” come finale dei concerti durante il tour del 2005. livelli di professionismo concessi a pochi (si veda in proposito elvis che a las vegas era in grado di cantare suspicious mind ogni sera allo stesso modo, sempre come se fosse l’ultima volta – e anche qui chi non si commuove ha il cuore di pietra). tra l’altro “dream baby dream”  dimostra ancora una volta che alan vega era semplicemente il nuovo elvis.

00 joe preston and daniel menche cerberic doxology .anthem. 2008 front Sunn O))) / Pansonic   Che (più Bruce Springsteen, Alan Vega, Elvis Presley e Joe Preston)sempre in tema di cover dei suicide, pare che i mogwai faranno una loro versione di ghostrider, tratto sempre dal primo album capolavoro dei suicide. inoltre sempre oggi ho sentito casualmente cerberic doxology, disco di joe preston (vedi sopra) e daniel menche che consiste in un unico lungo pezzo (24 min) che inizia con le loro due voci che si alternano per poi fondersi in un unico epico suono tutto riverberi e monsignor drone che celebra messa nella cattedrale del noise. non male.

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Sunn O))) / Pan Sonic – Che

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Suicide – Che

Yabancilar – Agit

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nei primi due minuti sembra un inedito dei portishead di qualche anno fa, ma in realtà si tratta di pezzo psichedelico turco di quarant’anni fa (1967) ad opera dei misteriosi yabancilar. bellissimo. amici campionatori ascoltate e prendetene tutti.

Tom Lehrer, musicista, matematico e avvelenatore di piccioni

lehrertom Tom Lehrer, musicista, matematico e avvelenatore di piccioni
tom lehrer è un cantautore, umorista e matematico americano. studente ad harvard e docente al MIT, tom lehrer è ricordato però per le sue canzoni degli anni 50, come the elements, dove recita tutti gli elementi chimici allora conosciuti, vatican rag, delizioso ragtime composto per sostenere la chiesa cattolica purtroppo mai adottato come inno religioso dal vaticano (peccato perchè il ritornello bow your head with great respect and genuflect, genuflect, genuflect! poteva funzionare), e molte altre dedicate alla matematica, alla fisica e all’esercito, tutte molto intelligenti e divertenti.

 Tom Lehrer, musicista, matematico e avvelenatore di piccionima la mia canzone preferita di tom lehrer è sicuramente la bellissima poisoning pigeons in the park, tormentone del mese per guylum bardot, dove tom racconta uno dei suoi hobby preferiti: avvelenare i piccioni nel parco:

All the world seems in tune
On a spring afternoon,
When we’re poisoning pigeons in the park.
Ev’ry Sunday you’ll see
My sweetheart and me,
As we poison the pigeons in the park

(qui il testo completo).

tra l’altro oggi il testo della sua canzone send the marines, scritta nel 1967, è casualmente di attualità:

When someone makes a move
Of which we don’t approve,
Who is it that always intervenes?
U.N. and O.A.S., They have their place, I guess,
But first – send the Marines!

[...]

For might makes right,
And till they’ve seen the light,
They’ve got to be protected,
All their rights respected,
Till somebody we like can be elected.
Members of the corps
All hate the thought of war;
They’d rather kill them off by peaceful means.
Stop calling it aggression,
Ooh, we hate that expression!
We only want the world to know
That we support the status quo.
They love us everywhere we go,
So when in doubt,
Send the Marines!

su youtube vari video. nel sito a lui dedicato c’è una pagina sugli artisti che hanno fatto cover di sue canzoni che forse meriterebbe un post a parte.

Ghédalia Tazartès


mah, io direi che questi 2 minuti e 23 secondi dovrebbero bastare come recensione di ghédelia tazartès. comunque, ghédalia tazartès è un musicista francese di origini turche avvolto per anni da una nube di magica oscurità, un vero celebre fra pochi, che ha fatto una manciata di dischi in 30 anni. molto consigliato se cercate muezzin ubriachi, canti selvaggi, risate tragiche ed elettronica primitiva. a breve è in portogalloqui più info e se proprio ci tenete ci sono anche le foto di casa sua. ma poi che bel nome.