Ma che diamine, è uscito il nuovo album degli zZz e io non ne sapevo niente?
Vabbè, vediamo di presentarli, sono un duo olandese abbastanza anomalo: batteria (e voce) + organo Hammond. Il loro album d’esordio, The Sound of zZz, era ottimo, pieno di psichedelia d’annata con incursioni elettroniche, ritmi frenetici e toni cupissimi. Con Running With The Beast, purtroppo, hanno voluto essere più accessibili aggiungendo più sonorità e alleggerendo i toni, ma contemporaneamente perdendo molta della loro originalità che me li aveva fatti piacere. Il risultato è un disco electro-rock piacevole ma simile a molti altri che ci sono in giro. Salverei solo “Loverboy” (qui il video semiamatoriale), probabile residuo della loro prima era.
Ne ho approfittato comunque per rispolverare The Sound of zZz, a seguire alcuni dei migliori brani.
Bonus: il bel video di “Grip” (anche in supermegaHD) e un intero live (grazie al mai dimenticato FabChannel).
Ripubblichiamo dal sempre ottimo Giavasan la playlist (incompleta) delle canzoni che i marine di Guantanamo si divertivano a sparare contro i detenuti, 24 ore su 24, per settimane intere e a volume 11 al fine di torturarli e mandarli ai matti just 4 teh lulz.
La selezione è piuttosto scontata: death metal, Americana, punk, sigle di programmi per bambini, Bee Gees e Christina Aguilera.
“A Cross the Universe” è un documentario sul tour in America dei Justice, non so se li conoscete. Riassunto: sono due francesi e sono pazzi, nel senso di malati.
Nel video la componente musicale è del tutto secondaria, e la maggior parte delle riprese si concentra su loro che, costantemente ubriachi o strafatti (ma possibilmente entrambe le cose), si impegnano nel fare quanti più danni è possibile, con una decadenza che non si vedeva da tempo e un perenne KILL THE ENTHUSIASM stampato sui loro volti.
Vediamo infatti i Nostri compiere svariate imprese tra cui:
- scoreggiare durante le interviste e rispondere fissando insistentemente le tette dell’intervistatrice
- dare pasticche agli scoiattoli nel parco
- comprare abbastanza armi da radere al suolo tre licei e un college (salvo poi farsi beccare dalla polizia mentre le sventolano in un ristorante) - sposare a Las Vegas una groupie appena conosciuta presentandosi in chiesa in occhiali da sole & bottiglia
- rovesciare alcool sui capelli di una fan cretina sì da poterli agevolmente dare alle fiamme
- interrompere un live set mandando a fanculo il tecnico del suono per non si sa bene quale motivo (ma probabilmente solo perché loro possono)
La loro epica raggiunge però il culmine con un finale veramente d’altri tempi che li consacra definitivamente ad eroi, ma che la redazione lascia volentieri scoprire al Gent.mo Lettore.
I Justice dunqe possono piacervi o no, ma sappiate che in loro scorre vigoros lo Spirito del rock’n'roll.
Il documentario dura solo un’ora e merita di essere visto.
“A Cross the Universe” ve lo potete comprare (ahahah) qui ma se ne detenete già una copia regolarmente acquistata nel pieno rispetto delle normative sul copyright, lo potete prendere anche da qui.
Genere ambient techno, ritmo 4/4 in cassa dritta, beat ripetuti fino allo sfinimento, atmosfere eteree. Non stiamo parlando del prodigioso The Field, ma della sua controparte yankee: Coralcola. Già noto ai popoli degli internets per l’ottima “Heath Ledger”, ha da poco pubblicato un demo di quattro tracce (titolo: “demo”) scaricabile a gratis da Last.fm.
Forse poco originale ma comunque bravo, sicuramente degno erede del suo “fratello maggiore”-barra-mentore svedese, che ha già avuto modo di conoscere esibendosi insieme in un live (qualità di merda, vabbè).
Forse non tutti sanno che, incredibilmente, il jazz degli esordi riuscì a penetrare anche nella Russia sovietica degli anni ’20. La sua diffusione fu ostacolata per gli ovvi motivi che legavano questo genere musicale alla cultura occidentale, e addirittura Maksim Gorkij in persona intervenne sulla questione con un articolo molto critico apparso nel 1928 sulla Pravda; a causa di ciò, i grandi compositori russi non ebbero mai la rilevanza internazionale che meritavano.
Oggi, grazie a YouTube, possiamo riscoprire le perle indimenticate di autori come Alexander Tsfasman, Nikolai Minh, Leonid Utyosov e Alexander Varlamov.
Un pezzo imperdibile è Неудачное Свидание di A. Tsfasman, con uno strepitoso coro in lingua originale: (continua…)