Le tracce che hanno definito il mio 2011

logo2011 Le tracce che hanno definito il mio 2011
Ed eccoci anche quest’anno col canonico listone delle tracce, non sappiamo se ci sia di meglio in rete ma probabilmente sì. Liberi quindi di affidarvi al vostro mentore, che sia la rivista in rete o Fiorello in prima serata.
Poche ma necessarie avvertenze: lasciate il gusto e la morale a casa, qui si va dal barbone che suona gli scatoli a Rihanna in bikini; escludiamo solo Trucebaldazzi col suo nuovo album, ma per semplici motivi gerarchici: lui è sopra tutti; come tutte le classifiche questa risponde del gusto degli autori, molte delle tracce sono piaciute, altre meno, ma comunque è condiviso il sentire in generale. Nel maremagnum delle catalogazioni qualcosa si perde sempre. Come l’anno scorso ho riposto nelle menzioni speciali le canzoni che rientrano un pò meno nelle tradizionali release, nei modi o nella tipologia. Ma l’essenza del listone risiede anche nella possibilità di recuperare o scoprire cose che si son perse durante l’arco dell’anno, sia per motivi di tempo che di svogliatezza.

Ah, buon inizio anno a tutti coloro che, in maniera irragionevole ed inspiegabile, ci amano e ci seguono.

 

Paul Jebanasam – Music for the Church of St. John The Baptist: Partiamo subito subito con l’ultima scoperta bomba prontamente segnalata. Paul Jebanasam, semisconosciuto compositore britannico, dal web associato alla colonna sonora del film Transformers 3, quest’anno compone l’album/traccia che Fluid Radio imposta come numero 1 assoluta dell’anno. E fa bene. Si tratta di una composizione nata per una chiesa del quattordicesimo secolo situata al centro di Bristol. Tra viola, violino, droni e rumori, qualcosa di assolutamente insolito sarà avvenuto lì dentro. Ma il live, per fortuna, adesso è a disposizione dell’intera umanità. Rilasciato solo in formato elettronico dalla Subtextrecordings. La copertina è un’enigma visivamente superbo (chi è quel frate incappucciato che si intravede?). Insomma, io mi ci vedo, seduto in questa chiesa medievale, che incomincio ad assistere a questa performance, gravida di voci e brusii, che accompagna il misticismo del luogo con droni possenti e ritorni di cassa, da Tim Hecker ai Sunn, arrivando fino alla tempesta e poi incominciando a cullare i fedeli con melodie degne di un giovane Arvo Part, in 25 minuti tombali da scandagliare fino all’ultima vibrazione sonora. Paul Jebanasam, tra i compositori più promettenti. Podio assoluto dell’esperienza musicale 2011. Qui il post precedente con alcuni links.

Austra – Lose it: ci sono pochi santi, se apprezzate i The Knife, l sogni di Fever Ray, la timbrica di Florence + The Machine, le melodie dei Bat for Lashes, quest’anno non potete trascurare l’uscita di un album debutto dai toni indietronic, darkwave, synthpop e capolavoro. Salvifico come l’acqua nel deserto e bello come un esercito schierato. E’ il debutto di questi canadesi (ed ultimamente il Canada gestisce partite musicali di buona qualità). L’album è prodotto da Damian Taylor (Bjork e i Prodigy) e al primo ascolto suona un pò stridente e con tratti di “già ascoltato”, ma dopo decolla. Avanzando nelle tracce dici tra te e te: “basta, speriamo sia l’ultima canzone questa che sto ascoltando, perchè per adesso sono tutte belle, altrimenti dopo vengono quelle brutte e anche questa volta son costretto ad ascoltare solo metà dell’album” ed invece no, porca miseriaccia, son tutte bellissime. Non provate a fermarvi a quest’unica segnalata. Le mie preferite: SpellworkHate CrimeShoot The Water.

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(continua…)

Scaricare gli mp3 da Soundcloud

FOUR TET 500x499 Scaricare gli mp3 da Soundcloud
Four Tet ha reso disponibile sul suo canale Soundcloud l’ascolto di “Locked”. singolo di prossima uscita in compilation.


Ma, dato che gli autori a volte disabilitano il download delle tracce pubblicate, questo mi offre la possibilità di palesare un metodo semplicissimo per scaricare le canzoni da Soundcloud in formato mp3.

Aprite la pagina della traccia che volete scaricare, come questa.
Aggiungete al termine dell’indirizzo URL “/widget.xml”, così.
A questo punto basta cercare, anche col vostro browser, la stringa “media.soundcloud”, e quello sarà l’indirizzo. Nel nostro caso dovrebbe essere questo.

Ah, bel pezzo, questo di Four Tet ;)
(La copertina è di Roberto Kusterle).

 

Update: se il metodo di sopra non funziona, per alcune nuove modifiche apportate, provate questo sito: offliberty.com

Come se non bastasse

Das exzentrische Privattheater des Guylum Bardotten, o – se avete problemi di memoria – bardotten, è il tumblr ufficiale di guylum bardot: un insensato flusso di video, foto, link e altre cose per perdere tempo ma che per qualche motivo non mettiamo qua.

Le tracce che hanno definito il mio 2010

asdasdasd Le tracce che hanno definito il mio 2010

Si consolida la tradizione delle (personali) tracce che, in un modo o nell’altro, hanno definito l’anno che ci lasciamo alle spalle. Rispettando i dogmi della setta guylumbardonesca, la classifica è per sua natura eclettica come solo un blog eclettico ospitante può essere.
Tutto sommato, sono in molti in rete che scrivono di musica, recensioni, riflessioni, paragoni, storia etc., ma, infine, quel che conta è quella dannata e non trascurabile roba che troviamo nei lettori mp3 che ci trasciniamo dietro, e che ci porta più volte a premere PLAY and REWIND.
Ho evitato di citare ulteriormente, per quanto possibile, gli album già eletti, con eccezioni troppo eclatanti per fare degli omissis. La mole elencabile possiamo ritenerla sterminata (soprattutto se contiamo ascolti estemporanei mai più ripescati o trovati), ma quelli che seguono sono in qualche modo i pezzi che più hanno colonizzato i programmi di riproduzione e gli ipod, con un occhio di riguardo verso qualche sonorità trascurata dal panorama. Ma solo un occhio però, perchè poi c’è Rihanna.

The Knife – Colouring of Pigeons: è qui un oltraggio, inserire solo questa canzone, dal misterioso e sperimentale lavoro che i Knife hanno fatto su commissione per un opera teatrale. L’avevamo prontamente segnalato, perchè ci è parso troppo The Knife, troppo The Residents, troppo corale, troppo ambizioso e il fatto che sia stato poco notato poco importa. Il piacere è il nostro. Da ascoltare durante una battuta di caccia.

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The Irrepressibles – In this shirt: l’album degli Irrepressibles non ha soddisfatto tutte le papille gustative. Non so, è quel barocco che dopo due ascolti incomincia a cacare il cazzo e a infastidirti data la sovrabbondanza. Ma ci sta. “In this shirt” rimane un buon singolo, che conduce verso il baratro con il crescendo di archi e sinfonie di fine mondo. Ascolto consigliato allegando il video musicale tra un Fellini e un Lynch.

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Rosetta – Je n’en Connais Pas la Fin: i sempre operativi Rosetta, gruppi ed anche singoli componenti con progetti laterali, sfornano un album apprezzato dai seguaci ma che non riesce a portare tanto buon vento come ci si aspettava. “Je n’en connais pas la fin” è breve manifesto rappresentativo del loro sludge, nella sua tremenda semplicità e lettura. E la sua chiusa è indubbiamente tra le migliori sulla piazza dell’anno. Un utente scrive: “This song builds a house in my heart. And then tears it down. There are no survivors”.

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(continua…)

Peter ‘Sleazy’ Christopherson, 1955 – 2010

sleazy 148x600 Peter Sleazy Christopherson, 1955   2010 a leggere frasi del tipo “una di quelle persone che sembravano non poter morire mai”, pensi oh, guarda che stronzata e passi ad altro. Il più sentito degli elogi funebri non farà mai tanto effetto quanto i necrologi stampati, solenni concisi lapidari. Si è spento l’Ing./Dott./Cav., colleghi amici commilitoni conoscenti si uniscono al dolore dei parenti. That’s all, folks. Sans-serif e carta di bassa qualità, forse leggero fastidio per la pubblicità dei voli low-cost sulla pagina precedente o per l’articolo sull’ennesima trasmissione televisiva trash sbarazzina giovanile irriverente impegnata nella pagina successiva.

Però oggi è morto Peter Christopherson, Sleazy per i fan, gli amici, i colleghi, i recensori e i tizi pseudosnob vestiti di nero con la faccia permanentemente incazzata e le magliette piene di simboli strani che vivono nel seminterrato dei loro genitori. E quando muore qualcuno come Peter Christopherson, uno come minimo dovrebbe sedersi a pensare guardando il soffitto. Perché pure se non hai mai ascoltato i Throbbing Gristle, gli Psychic TV, i Coil, il Threshould HouseBoys Choir o Soisong, c’è un’alta probabilità che in qualcosa che ti è piaciuto c’entri Peter Christopherson.

Là nel freak show dei Throbbing Gristle, Christopherson mi è sempre sembrato il più ‘normale’, per usare un termine inadatto. Non aveva la facies inquietante di Chris Carter, non aveva lo spudorato tutto ciò che di spudoratamente bizzarro esiste che aveva Genesis P-Orridge, non aveva le tette e il culo di Cosey Fanni Tutti (direi). Alto, leggermente curvo, magro, talvolta esibiva un paio di baffi che lo facevano sembrare un tecnico radio o una spalla dei cattivi di quei film sulle spie russe degli anni Sessanta. E come ogni personaggio dalla faccia relativamente ordinaria che mantiene un basso profilo, Peter Christopherson si rivelava dannatamente importante. Sua era la quasi totalità dei found sounds usati nei pezzi dei TG, e insieme a Carter forniva le track tapes che costituivano l’ossatura della loro musica.

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Throbbing Gristle – What A Day

Ha collaborato, dopo lo scioglimento dei Throbbing Gristle nell”81, con gli Psychic TV, formazione musicalmente più pop e luminosa, ma per tutto il resto più strana e inquietante (vedi: simbologia processiana e più, testi, paraphernalia), dei suoi Coil, che portavano la allora giovane industrial music in direzione magico-occulta, quasi romantica e leggermente più melodica.

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Coil – Blood From The Air

Durante e dopo i Coil, precisamente mentre era impegnato a invecchiare raggiungendo la complessione di un Enorme Capotribù Globale degli Zingari Oscuri, Christopherson fonda il Threshold HouseBoys Choir, emittente di industrial/elettronica/musique concrète disseminata di tutto quello che di disturbante e di semisconosciuto popolasse il mondo dei minorenni thailandesi, che sembra quasi un eruditissimo esercizio di shock-jocking. L’ultimo progetto di Sleazy è stato Soisong, enigmatico ed interessante come solo il suo punto d’arrivo poteva essere: un bizzarro ibrido di glitch music ed industrial minimalista, dimostra che chi riesce a segnare il corso della storia della musica non deve rimanere immancabilmente imbolsito nel suono e nelle posizioni che ha definito/che lo hanno definito.


Molto altro ci sarebbe da dire su Peter Christopherson, sulla sua vita e sul suo lavoro. Ma il presente post non ha tante pretese, che per essere esaudite richiederebbero una pagina monografica a loro esclusivamente dedicata. Per esempio, sapevate che Sleazy (lo stesso intimo di Genesis P-Orridge, lo stesso che con Genesis e altre due oddballs ha creato l’industrial music, lo stesso che negli ultimi anni, in tour intorno al mondo, allibiva hipster e simili bestie con immagini di violenze, lotte, rapporti sessuali tra adolescenti thailandesi), ha diretto diversi video per personaggi di ambienti totalmente insospettabili, come i Van Halen, Paul McCartney e gli Yes? Io non lo sapevo.

Il fatto è che, davvero, era difficile immaginare che Christopherson potesse morire. C’è questa sensazione, come se qualcosa che stavi aspettando e che non devi perdere ti fosse appena passata accanto molto velocemente, e quando ti giri sei già mezzo incazzato con te stesso e mezzo rancoroso verso la vita, l’universo, i Daft Punk e tutto quanto. Ecco, è quello che succede quando muore Peter Christopherson. Proprio adesso che, sembra, l’eredità dell’industrial viene portata sempre più avanti in direzioni davvero notevoli.

Insomma, RIP.