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A Journey Around the Gav - Intervista a Gavino Murgia

Posted on November 22nd, 2008 by finegarten | 3 comments

com’è noto guylumbardot ama alla follia il Gav, jazzman, polistrumentista, ricercatore musicale, etno-musicologo e buddha di nuoro. l’abbiamo sempre seguito nei suoi numerosi concerti, a volte perdendolo clamorosamente e a volte riuscendo a raccontarlo, anche se purtroppo di questi casi fortunati nell’archivio non resta alcuna traccia (ma nel cuore e nella memoria dei lettori sì, ne siamo sicuri). qua pubblichiamo un’intervista al Nostro pubblicata nel periodico Sonos & Contos di novembre. dopo l’intervista, tre mp3 tratti dalla vasta e pressochè introvabile produzione del Gav (che per essere apprezzato appieno va assolutamente seguito live). accontentavi di questo, e cioè di poco, o comuni mortali. Continue Reading…

 
 Gavino Murgia - Mamuth Stones
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 Rabih Abou-Khalil feat Gavino Murgia - Lobotomie Mi Baba Lu
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 Gavino Murgia - Intrighinu
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The Residents live al Circolo degli Artisti - Roma - 13/11/2008 - Fear! Terror! Panic and Doom!

Posted on November 19th, 2008 by finegarten | 5 comments

come promesso, guylum bardot C’ERA. abbiamo scoperto che il circolo degli artisti è un posto molto piccolo. abbiamo scoperto che il pubblico dei residents è molto eterogeneo, sia per genere, sesso, età e religione. e abbiamo scoperto anche che, a parte qualche caso di attacco della famigerata Simpatia Romana, il pubblico dei residents è educato e adora i nostri beniamini. una storia lunga due ore, misteriosa e inquietante, raccontata in inglese da un vecchio cantante/narratore/stregone/barbone pazzo/gg allin/moondog vestito da coniglio/befana mamuthones, non era facile da digerire senza sb(R)occare. abbiamo scoperto inoltre che i rez, senza i tipici bulbi oculari ma con passamontagna neri e orecchie da coniglio, hanno bocche, nasi e denti: li abbiamo visti. Continue Reading…

 
 The Residents - Boxes of armageddon
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 The Residents - Pictures from a little girl
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The Guardian: Youtube ed arte.

Posted on November 12th, 2008 by syn | 0 comments

Questo link garantisce ripetuti godimenti: http://www.guardian.co.uk/technology/2008/aug/31/youtube.jazz

E’ la classifica di THE GUARDIAN intitolata un pò altezzosamente The 50 greatest arts videos on YouTube. Viste i nostri terreni di competenza, svisceriamo qualche video di musica: Continue Reading…



The Residents - The Bunny Boy

Posted on October 13th, 2008 by lasernews | 4 comments

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The Bunny Boy, ultima grande fatica dei Residents.

Difficile definirlo, come del resto è difficile definire molte delle realizzazioni dei bulbi oculari meno famosi della Louisiana. Intreccio audiovisivo che s’ammanta di un background fin troppo ermetico? Ennesimo sguardo monoculare sul terrificante e crudo tema dell’infanzia? Necessario compagno di Tweedles nella musicalizzazione di perfette dissociazioni e di deliziosi disturbi della personalità? Definitiva dimostrazione che i Rez si sono ammosciati?

Everyone is crazy, in a one man show.

Stando al booklet, The Bunny Boy sarebbe stato ispirato dalla richiesta d’aiuto di un ex-colleague dei Residents, alla ricerca di un suo fratello scomparso presumibilmente nell’isola di Patmos, nel Dodecaneso. L’ex-colleague, conosciuto come Bunny, avrebbe spedito al gruppo una serie di DVD (intitolata Postcards from Patmos) che documentavano la sua ricerca, pregando di aiutarlo a caricarli nel vasto Internets. Prevedibilmente, quando i preoccupati Residents tenteranno di risalire a Bunny, non ne troveranno traccia. The Bunny Boy rappresenterebbe la trasposizione in musica di Postcards of Patmos – a detta dei Residents troppo tecnicamente rozzo persino per essere fatto circolare su YouTube. Un concept, insomma, vago ed oscuro, pieno di rimandi pressoché impossibili da seguire, in poche parole, in perfetto stile residentsiano.

Every now and then I dream I killed my brother Harvey

Anche nelle tematiche dell’album troviamo alcuni tòpoi delle opere principali dei Rez. Primo fra tutti, un’abile satira verso il pop; diretta e graffiante in The Third Reich ‘n Roll e in Petting Zoo, in The Bunny Boy è annunciata “per iscritto”¹ e viene poi a svilupparsi nella successione delle tracce: Boxes of Armageddon e Rabbit Habit sembrano avere un insolito coefficiente di catchiness, di orecchiabilità, che ricorda quasi WB:RMX e il Commercial Album (altri due capolavori di decostruzionismo pop), neanche i testi sembrano essere particolarmente inquietanti o complicati. Ma da I’m Not Crazy² in poi si discende lentamente verso i Residents “classici”, facendo scomparire l’abito pop: Pictures From a Five Year Old e I Killed Him riprendono lo stile narrativo di River Of Crime e di Tweedles – riuscendo, credo, più spaventose dei due album messi insieme —  mentre Secret Message, It Was Me e I’m Not Crazy ricordano la vis paranoide-aggressiva di pezzi come Secrets.

When I was a little boy, I didn’t have a dad
So I built a miniature butcher shop instead

Un altro tema caro alle palle d’occhi centrale in The Bunny Boy è quello dell’infanzia: l’album ha una marcata impronta intimistica, sia il booklet che la serie di video sono pieni d’immagini della cameretta di Bunny — vedi Secret RoomButcher Shop, Bunny Boy e The Black Behind raffigurano l’inadeguatezza, la tristezza e le paure di ogni bambino. Se poi qualche particolare bambino appende un’anatra morta nella sua cameretta e custodisce gelosamente an eyeball that can sing, noialtri dobbiamo solo essere contenti.

The Golden Guy had a voice like Elvis.

E i Residents sono riusciti a farci stare anche Elvis. Un pensiero ad Elvis, che la gente spesso chiamava il “Re”.

Ci sarebbe molto altro da dire su The Bunny Boy, inoltre — principalmente (anorgasmiche) masturbazioni mentali. E’ senza dubbio uno degli album più importanti dei Rez, raffinato ed autoconsapevole, un classico dalla nascita perché maturo. Proprio per questo ci si potrebbero costruire sopra decine di teorie, scorgere tanti segnali, risolvere misteri, svelare identità… Il mio personale consiglio in merito è di fottersene: sono i Residents, un po’ d’enigmistica occultista sulle loro releases è ok, ma i calcoli babilonesi coi copyright, le location, le mamme e le sorelle sembrano solo cretinate da feticisti e investigatori privati delle corna. Chi mi capisca, mi capisca.

E non fatevi vedere al concerto.

1. The Bunny Boy booklet, pag. 2
2. Io all’inizio avevo letto I’m not Craxi e m’ero messo a ridere come uno scemo.

UPDATE: e al concerto di roma c’eravamo.

 
 The Residents - Secret Room
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 The Residents - Golden Guy
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Various Artists - Like Black Holes In The Sky: The Tribute To Syd Barrett

Posted on October 2nd, 2008 by finegarten | 0 comments

questo tributo a barrett mi ha riportato a diversi secoli fa, quando, ridicolo adolescente acneico armato di dizionario e sprovvisto di internet, tentavo di tradurre i suoi testi con enormi difficoltà. matilda mother era la canzone che più amavo, assieme a octopus e love song (il pezzo più semplice e perfetto mai concepito da barrett e quindi dall’intera umanità) e fu anche quella che più mi fece penare. soprattutto per due virgole dimenticate al momento della stampa del testo: senza di quelle la frase “the doll’s house darkness old perfume” diventava impossibile da tradurre. ma non c’è amore senza fatica, è giusto così.

i gruppi che hanno preso parte al tributo appartengono al genere doom-drone-sludge-post-metal e quindi, com’era prevedibile, quasi tutti si concentrano soprattutto sulle parti a loro più congeniali, quelle psichedeliche strumentali. risultato: qualcuna fa godere, altre raggiungono la sufficienza, altre alla lunga annoiano. la cover di matilda mother è affidata agli stinking lizaveta (nome che cita distojevski: respect). mentre i dredg fanno un’ottima astronomy domine, i jesu una maestosa e inquietante chapter 24, e i giant squid giustamente, visto il nome, una diciamo discutibile octopus.

il titolo del tributo viene dal noioso pezzo shine on you crazy diamond, che i pink floyd composero pensando a barrett e inserirono nell’album “wish you were here” che, a quanto dice la leggenda, barrett definì “un po’ datato”.

concludo dicendo che il mio gatto si chiama syd, mentre uno dei miei tre cani lemmy, ma il post sulle origini dei nomi dei miei animali per ora ve lo risparmio. segue un assaggio del tributo (ascoltabile interamente su myspace) con tanto di raffronto con gli originali.

 
 Pink Floyd - Matilda Mother
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 Stinking Lizaveta - Matilda Mother
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 Syd Barrett - Octopus
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 Giant Squid - Octopus
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Iron & Wine - Le braccia di un mariuolo

Posted on September 30th, 2008 by syn | 0 comments

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Quest’uomo, per chi scrive, ha tanta barba quanto talento malinconico. Dai primi LP irradiava già una certa vis da incompreso eremita (da ascoltare le prime registrazioni su nastro pubblicate), ma con “The Shepherd’s Dog” è stato completamente sdoganato. In molti hanno storto il naso per la grande distribuzione ma, onestamente, con la sua barba, a mio modico avviso, lui può tutto. Non mi offenderei se mi trombasse la ragazza. Giuro.

L’ultimo arrivo di casa è l’EP che prende le mosse dalla canzone “Lovesong of The Buzzard”. Prontamente incollo le due ed uniche canzoni successive. Se potete, acquistate.

Concerto completo su Fabchannel

A L C U N E F O T O in cui sono visibili barba e capelli

 
 Iron & Wine - Arms of a Thief
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 Iron & Wine - Serpent Charmer
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Bobby Solo - Homemade

Posted on September 29th, 2008 by finegarten | 2 comments

questo disco-tributo di bobby solo a johnny cash lo cercavo da anni e finalmente, grazie al solito orrorea33giri, eccolo qua.

 
 Bobby Solo - Ring of fire
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Una valanga di PD

Posted on September 27th, 2008 by syn | 5 comments

Quando nacque il Partito Democratico capeggiato da Veltroni, la prima cosa che ho pensato era l’indegna usurpazione dell’acronimo PD usato di consuetudine dai giocatori online per evitare ban automatici alla locuzione PORCO DIO, che, lo garantisco, nasce spontanea giocando agli sparatutto, non potrebbe esimersi manco un chierichetto.
Ma da Walter Veltroni al black metal il passo è breve. Segnalo en passant due gruppi da PD assoluto. Il primo è rappresentato dai Genghis Tron, di cui mio fratello è esegeta incontrastato. Un manipolo di giovincelli che non hanno trovato un valido batterista per sostenere le loro ritmiche, e quindi usano drum machine come acqua fresca, associata ad urla disperate di chi ha appena perso l’ultimo treno Roma-Napoli. Ma ciò su cui vorrei soffermare l’attenzione è l’estetica vintage del cantante, PD davvero. Se la sua tshirt magari è facilmente reperibile (tutti i grandi brand, da Diesel ad Armani, hanno sempre una linea vintage), non lo sono i suoi occhiali da vista, impertinenti, vintage e totalmente PD.
Ma i blackmetallari dell’anno sono senz’altro i grandissimi Nachtmystium. Precisiamo: la loro musica la trovo molto più orecchiabile e meno ostica di quella prodotta da una Britney Spears, ma fin quando questo schifo di umanità non capirà che le discipline musicali non sono settorializzabili attraverso etichette e ‘generi musicali’, e che in queste discipline che coinvolgono il senso dell’udito nulla può essere esplicitato in maniera dogmatica tramite le parole, allora staremo col culo per terra per altri decenni. Ad ogni modo, il cantante lo si trova sempre, che siano foto o video, con una birrozza in mano. Componente che lo rende maggiormente PD.
PD lo potrebbero essere anche i loro cd, rigorosamente digipak nelle ultime uscite, così come la batteria che non si limita ad un doppio pedale, ma ad una doppia grancassa, o i remix che gli vengono dedicati, targati da altisonanti nomi come Justin K Broadrick, Eluvium, Nadja e sua maestà delle 4:00 del mattino Tim Hecker.

Seguono intervista (video e cartacea) ai gruppi di cui sopra e qualche canzone.

Intervista Nachtmystium

 
 Nachtmystium - Assassins
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 Nachtmystium - Your True Enemy
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 Genghis Tron - Things Don't Look Good
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Giorgio Moroder, i robot di Battlestar Galactica e le origini dei Daft Punk

Posted on September 23rd, 2008 by finegarten | 2 comments

direi che sulle origini dei daft punk, almeno per le scelte estetiche, a questo punto non ci sono più dubbi. stesso casco. stesso scintillio. stessa voce. guardando i cylon, i robot di battlestar galactica, sembra di guardare il video di robot rock. osservate questa foto, non sembrano loro?

e sentite la loro bellissima voce…

sì, credo che i due daft abbiano visto almeno una puntata della versione originale di battlestar galactica (del 1978; poi hanno fatto il remake nel 2003).

e non dimentichiamo che l’autore delle musiche è Sua Maestà il Commendatore Giorgio Moroder, che sicuramente ha influenzato, fra i tanti, anche il sound dei due robot francesi che tanto amiamo. e infatti a seguire due grandiosi pezzi (il secondo soprattutto) tratti dalla colonna sonora di battlestar galactica firmata dal Maestro, Sua Santità, Sua Totalità Giorgio Moroder. durano entrambi circa 15 minuti.

 
 Giorgio Moroder - Battlestar galactica
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 Giorgio Moroder - Evolution
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