Guillaume & The Coutu Dumonts – Breaking The Fourth Wall

63672 Guillaume & The Coutu Dumonts   Breaking The Fourth Wall

Ingredienti: pista da ballo, truzzismo unz unz, dei rayban aviator, delle ballerine, una camicia bucchina da discoteca, un mac, voglia di divertersi abbastanza, un po’ di techno, un pò di house, conoscenza del funk e della musica latina, quattro quarti.

E’ Guillaume & The Coutu Dumonts, dal loro myspace campeggia quest’immagine e Belinda Bedekovic tra le influenze.

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Guillaume & The Coutu Dumonts - Intermede (Breaking The Fourth Wall)

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Guillaume & The Coutu Dumonts – Radio Novela

Buone nuove: United Nations e TwinSisterMoon

Ricordo un’intervista emblematica fatta a Jackson Pollock (è raccolta nel libro Lettere, Riflessioni, Testimonianze, ho caricato qui un frammento dal film di Ed Harris):

Pollock, a suo avviso qual è il significato dell’arte moderna?
Per me l’arte moderna non è altro che l’espressione degli ideali (e le tensioni) dell’epoca in cui viviamo.

Ci sono state molte polemiche e commenti sul suo metodo pittorico. Vuole dirci qualcosa in proposito?
Penso che nuove esigenze richiedano nuove tecniche. E gli artisti moderni hanno trovato nuovi modi e nuovi mezzi per affermare le loro idee. Mi sembra che un pittore moderno non possa esprimere la nostra epoca, l’aviazione, l’atomica, la radio, nelle forme del Rinascimento o di un’altra cultura passata. Ogni epoca ha la propria tecnica.

E’ importante, qui, specificare solamente come la terminologia “moderno” assuma un significato differente in America rispetto alla scansione temporale che gli storici dell’arte hanno praticato in italia (da noi, pressappoco dalle avanguardie ad oggi, l’arte viene chiamata “contemporanea”).
Tutto ciò può far balzare agli occhi una cosa: di come l’espressione musicale, malgrado differente nei mezzi rispetto ad altre forme, sia più lenta ad agganciare i cambiamenti epocali, e lo dimostrano gli strumenti che si adoperano. Allo stesso tempo è facile notare come la cultura del tempo (o il Kunstwollen, per citare dottamente quel bacucco di Riegl) incida meno e in maniera più arrancata sulla forma della musica.
Ma gli strumenti evolvono, come il mondo in cui ci troviamo, e Beethoven non avrebbe mai potuto usare le chitarre scatenate degli United Nations o i droni malinconici dei Natural Snow Buildings. Che sicuramente rappresentano, anche se in maniera apparentemente eterogenea nelle forme, lo spirito del nostro tempo.

nevermindthe Buone nuove: United Nations e TwinSisterMoon

Nuovo EP per quel gruppo che indossa maschere di Reagan e tendono ad avere problemi di censura. Presenti in questa classifica in buona compagnia. 4 tracce che consiglierei di ascoltare anche al mio nemico.

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United Nations – Pity Animal

isengring twinsistermoon natural 1 Buone nuove: United Nations e TwinSisterMoon

Vediamo di seguito cosa c’entrano i Natural Snow Buildings. Cercando in rete qualche primizia sul duo transalpino, congiuntamente a qualche foto porno e alla conferenza di Marcello Lippi sulla partita di oggi, mi sono accorto di aver tralasciato un lavoro importante e maestoso pubblicato durante il loro cammino. Sto parlando di The Snowbringer Cult. Composto da due cd, prodotti da tre gruppi che in realtà sono della stessa parentela. Il primo è quello della metà femminile dei Natural Snow, in arte Isengrind. Nulla di speciale, e neanche il suo ultimo lavoro purtroppo mi ha fatto ricredere, per cui una volta e per tutte le consiglio di accoppiarsi in maniera definitiva col suo maschio nelle vicinanze.
Il resto della raccolta però è tutta bellissima. Mi son genuflesso come facevano nel medioevo davanti ad un Cristo triumphans. E la scoperta son stati i Twinsistermoon, in realtà è l’altra metà del gruppo. Si, stiamo in casa insomma, non si capisce che cazzo facciano ‘sti due in casa, ma comunque siano sempre lodati.
Psichedelia, drone, ambient, folk, marce funebri e tardo medioevo. Bellissimo anche tutto l’album del 2009.
Insomma, il duo francese è prolifico, ed è da tenere d’occhio (non mi dilungo, ma chi non ha mai ascoltato l’eterno The Dance Of The Moon & The Sun, è meglio che interrompa immediatamente cosa stia facendo e ripari al danno), anche in vista dell’annuncio di un prossimo. Per cui scaricate pure, ed acquistate, se volete vedere tra i più bei packaging e artworks per cd (corredati talvolta di fumetti, ad opera della stessa Isengrind). Per altri dettagli e approfondimenti rimando, e purtroppo devo farlo stavolta, alla scheda della rivista Sentireascoltare.

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Twinsistermoon – Amantsokan

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Twinsistermoon – SPells

Bear in Heaven – Ultimate Satisfaction (The Field Remix)

Bear in Heaven – Ultimate Satisfaction (The Field Remix)

Complicated Universal Cum

20100622214622 Complicated Universal Cum

Beh, inutile fare finta: sono venuto a conoscenza di Complicated Universal Cum, piccolo proggetto del danese Frederik Valentin, grazie al paraculissimo video di “I Can Hardly Wait” (che si candida ad essere la versione anni dieci del video di “You Are My High” di Demon, a sua volta versione anni zero di quello di “Fresh Window” dei 300,000V.K./Laibach).
Attratto dal nome sfizioso, mi reco quindi sul corrispondente MySpace per scoprire però qualcosa di completamente diverso: l’omonimo ep è una raccolta assai gagliarda di psichedelia, schitarrate deliranti, kraut e altra roba di cui andiamo ghiotti. Si parte con “The Wrong Day To Say Something Right”, pezzone space-rock imbevuto nell’acido, per procedere poi con “Pool Of Loops”, guazzabuglio di spasmi alla Butthole Surfers, echi, voci distorte, sintetizzatori e drum machine. E ancora: “Circles”, grandioso incubo elettronico dal chiaro retrogusto Suicide, per finire quindi con “Money”, altro imperdibile e drogatissimo viaggione psycotribale. Il trip è già finito, ma ne è valsa la pena. Da tenere d’occhio, questo Valentin.
(L’ep è praticamente introvabile nei soliti circoli, quindi a meno di spendere uno sproposito per comprarlo su iTunes bisogna accontentarsi di questo rip a 128kbps delle tracce complete presenti sul MySpace)

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Complicated Universal Cum – Pool Of Loops

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Complicated Universal Cum – Circles

The Chemical Brothers – Further (avvertenza: in questo post i Chemical Brothers non verranno mai chiamati “i fratelli chimici”)

chemical brothers further The Chemical Brothers   Further (avvertenza: in questo post i Chemical Brothers non verranno mai chiamati i fratelli chimici)Con tutte le cose nuove che escono e col tempo che è sempre meno non resta che buttarsi sui classici, giusto? In questo caso sì, giusto. Further è un disco del 1997, o del 2010, o del 2097 d.C., dipende da quale calendario seguite e a quale teoria sullo spazio-tempo date credito. Comunque è una bomba psichedelica da ascoltare a tutto volume mentre si guida, possibilmente di notte, in una strada senza troppi incroci a raso e ovviamente solo dopo aver bevuto responsabilmente (qualsiasi cosa voglia dire). Niente ospiti vip, niente il mio dito è sul bottone spingi il bottone, ma molte idee, alcune vecchie, alcune nuove, ma in sostanza tutte belle. L’inizio è perfetto: intro con melodia eterea, voci suadenti e suoni diabolici che si fondono in Escape Velocity, tributo a Terry “Baba” O’Riley, 11 minuti esaltanti di epico kraut che vi faranno uscire fuori strada. Il resto del disco resta su questi (alti) livelli, tra dance, finezze electro, new wave e schitarrate vecchio stile: non c’è un pezzo minore. Anzi, se dovessi segnalare i pezzi migliori finirei per segnalarli tutti, compreso l’adorabile delirio techno-naif di Horse Power, con il robot che ripete semplicemente “horse. power. horse. power” e in sottofondo il nitrito di un cavallo. Sì, il nitrito di un cavallo. Loro possono.

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The Chemical Brothers – Horse Power

Qui il video di Swoon.