Kevin Drumm – Imperial Horizon

Abbiamo già detto che la natura è abbastanza noise. Ma adesso voltiamo verso la stirpe umana. Ossia Kevin Drumm. Un rumorista doc che però nei suoi ultimi lavori sembra essersi convertito ad un tipo particolare di ambient oscuro e drone. Kevin Drumm ha iniziato alla tenera età di 9 anni suonando la chitarra e, come molti appassionati dello strumento, ha fatto i voti verso il genere metal (quindi Iron Maiden, Metallica e via discorrendo). Dopo un po’ di tempo ha visto che smanettando con amplificatori, manopole ed pedali, il suono si modificava nelle maniere più strambe e più inusuali. Da qui la sua ascesa verso una sorta di “noise”.
Purtroppo Kevin, anche se oggi inizia ad usare un computer per fare l’editing delle sue melodie e registrazioni, ha per lungo tempo usato una chitarra posta sul tavolo e un fottutissimo amplificatore, set che usava volentieri anche nei suoi live (“For me, the tabletop is an easy way to eliminate the possibilities of chords, modes, melodies, and harmonies. It kind of confines you to this other sound sphere”.)
Nell’essere alternativo lo è, non ha nè un brandello di sito ufficiale nè una pagina myspace nè facebook.

Imperial Horizon è il suo ultimo lavoro, un album che consta di un’unica traccia di 1 ora e 4 minuti circa. Chi ha ascoltato Imperial Distortion, avrà notato come sia forte l’assonanza tra questa traccia e una parte di More Blood And Guts.
Già nell’ultimo Prurient (la cui Hospital Productions fa da etichetta e studio registrazione al Nostro) si è facilmente distinto per il suo apporto con la prima ed ultima traccia dell’album (vedi tracce 2009).
I rimandi sarebbero anche semplici e per qualcuno obbligati (O’Malley, Basinski, Loscil etc.) senonchè di un artificioso citazionismo. Ma ad ogni modo quest’ultima imperialità è suono subacqueo, cupo, tormentato. E garantisco che la mia ora e quattro minuti è passata come una volata. Quindi lunga vita a questi stregoni analogici! Anche se mia madre, appena ascoltati i primi secondi, è tornata senza esitazioni al suo ultimo successo di Baglioni.
Di sotto piccolo estratto da un’intervista e dall’album:
Pitchfork: Do you listen to lots of music?
Kevin: From the time I wake up until the time I go to bed, music is unfortunately on my mind, on my stereo, or I’m making it or talking about it. But while I do listen to records all the time, I rarely put one on and say: “I need to do something like this.” Sometimes that urge pops up and I have to do away with it. Although today I tried working with no specific idea in mind and it was pure crap.
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molto buono. però c’è da dire che noi poveri umani dobbiamo sforzarci tanto per produrre suoni che la natura ci regala senza sforzo. I want to live in a bathysphere.
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ciao sono tornato dall’oltretomba per commentare questo post e quando ho visto che c’era già un commento avrei scommesso che sarebbe stato riferito al “suono subacqueo”
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