Roba nuova targata 2009: HORSE The Band, 9dw & Boris, Haruko

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Succede così. Quando il fresamento di genitali non permette di fare singoli post, accade che un post possa legalmente cumulare più cosette interessanti.
Con ordine e con rigoroso schematismo:

HORSE The Band (con ‘Desperate Living’). Manipolo di fracassatori suggeriti da un mio consanguineo, che per ascoltare roba rilassante usa Merzbow. Sconsigliati a chi odia i suoni a 8 bit e le urla senza un motivo apparente. Ma le cose da notare si rendono subito evidenti: la copertina. Un gruppo che decida di inserire come copertina questa sottospecie di fotografia in posa mal riuscita, sono degni di rispetto, a mio avviso. Da notare l’abbigliamento leggermente casual del tastierista con la dentatura pronunciata (grande uomo anch’egli, bisogna ammettere, e lo comprova questo suo video di presentazione dove ignora abbastanza l’idioma anglosassone e anche, alla fine, l’uso di una webcam). Ed infine la partecipazione di un uomo a cui affiderei il parlamento europeo: Jamie Stewart (la geniale mente degli Xiu Xiu). E’ sua la tastiera e la seconda voce finale nella canzone ‘Shapelift’ (tra i momenti più esaltanti dell’album per chi scrive).

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HORSE the band – Cloudwalker

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HORSE the band – The Failure of All Things

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HORSE the band – Shapeshift

9dw & Boris (con ‘Golden Dance Classics‘). Un EP composto all’insegna della dance music. Ripeto, i Boris che fanno canzoni dance. Era quasi più facile che Gigi D’Alessio facesse drone. Vabbè ovviamente la parte smaccatamente dance è più dei 9dw. Da segnalare, anche perchè ‘sti cazzo di giapponesi sanno il fatto loro.

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9dw – stingray

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boris – flower

Haruko (con ‘Wild Geese’). E qui si palesa il salto quantico, perchè il frangente musicale è opposto. Una ragazza, tedesca e non giapponese malgrado il nick, (eh no, si può sopportare tutto ma mica due giapponesi in una segnalazione sola) accompagnata dalla sua chitarra acustica, dalla sua fonetica e dalle sue lotte intestine per farci piangere e lacrimare finchè i nostri sogni non avranno visto luce in questo mondo. Se la si guarda bene, sembra la sorella del tastierista degli HORSE The band, ma giuro che è capace di far lacrimare seriamente il sottoscritto impantanato all’aereoporto di Bratislava con il sussidio di una mente satura di pensieri e ricongiungimenti personali che forse mai troveranno accoglimento in questa esistenza. Ma, come direbbe Lucarelli, questa è un’altra storia. Il dettaglio che più affascina è che l’album di questa sconosciuta tizia è stato registrato in maniera artigianale nella sua stanza con un registratore dalla dubbia qualità (i fruscii non sono un effetto noise messo di proposito), e con la difficoltà non marginale delle voci che provenivano dalle stanze adiacenti (e si sa, fratelli che urlano e mamme che sbraitano certo non aiutano il nostro studio di registrazione).

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Haruko – Man in the moon

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Haruko – Autumn golden trees

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Haruko – Winter

Vitalic – Flashmob

vitalic

finegarten: ma il nuovo vitalic?
qbic: eh, non è ok cowboy
però pollice in su
finegarten: poison lips = moroder
qbic: è vero
finegarten: però pompare pompa, diciamolo
è più “album” rispetto a ok cowboy che invece era una collezione di capolavori
qbic: sì sì ma vitalic pompa sempre, è ovvio
second lives per dire è veramente potente
è uscito anche il nuovo di boys noize
è riuscito a diventare ancora più tamarro, credo
finegarten: minchia, eroe

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Vitalic – Poison Lips

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Vitalic – Second Lives

BONUS: video di your disco song | vitalic remixa moroder | poney part 1 | donna summer – i feel love | il commendatore moroder parla di love to love you baby e di i feel love | la pompa inaudita

The Flaming Lips – Embryonic

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embryonic, il nuovo disco dei flaming lips, mi sta piacendo perchè è uno di quei dischi frammentari e confusionari, senza un carattere preciso, un po’ come l’ultimo oneida. e da un gruppo che sembrava ormai fossilizzato in un certo pop etereo sempre bello ma sempre uguale, da ragionieri del pop psichedelico, ormai non me l’aspettavo più. lo stesso wayne coyne parlando dei suoi dischi preferiti dice:

“…part of the reason I like them is that they’re not focused. They’re kind of like a free-for-all and go everywhere”.

ecco, embryonic è un doppio disco* che va ovunque, rumoroso, caotico e peloso. qualche pezzo mediocre c’è, ma anche qualche pezzo grandioso (e ovviamente anche le simpatiche puttanate alla flaming lips, come I can be a frog). ad esempio davvero ottima “Convinced of the Hex”, la prima traccia (già uscita quest’estate), pare ispirata al film il portiere di notte di liliana cavani (lo dice wayne). qui una bella versione live in una tv americana. e non male anche la chiusura del disco, watching the planets.

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The Flaming Lips – Watching the planets

*in passato però avevano fatto un disco quadruplo, zaireeka, del 1997: 4 cd da ascoltare contemporaneamente. e sì, anni fa ci provai. bei tempi. in questo bel video un esempio di zaireeka con i 4 cd sincronizzati e mixati (ma era divertente anche metterli fuori tempo).

Virginia State Epileptic Colony

Manic Street Preachers – Virginia State Epileptic Colony (Fuck Buttons Remix)

Von Spar – HyBolt

von spar hybolt

i von spar tornano con un pezzone spaziale deliziosamente kraut, consigliato ai moroderiani e ai fan della kosmische music. è proprio quello che ci voleva. inoltre c’è anche il video teaser, molto bello, e il remix di prins thomas, per afro-robot drogati con la passione dei viaggi spaziali. ah, HyBolt vuol dire Hypersonic Boundary Layer Transition.

Squarepusher – Solo Electric Bass 1

Non è il solito Squarepusher. E non mi riferisco – ovviamente – solo allo Squarepusher più tradizionalmente IDM/Drum’n'Bass dei tempi di “Hard Normal Daddy” o “Go Plastic“, ma anche al Tom Jenkinson della svolta elettroacustica, quello che avevamo imparato a conoscere a partire da “Hello Everything” del 2006, quando ha introdotto nelle sue composizioni proprio il basso elettrico, pur senza perdere le venature acide che lo contraddistingono.

No, questo Solo Electric Bass 1 è proprio un’altra cosa, ed esattamente ciò per cui era stato annunciato: un puro concerto solista per basso. Eseguito da un inglese dell’Essex che, porca miseria, con lo strumento ci sa proprio fare, altro che Flea. D’altronde gli appassionati avevano già conosciuto le sue talentuose velleità proprio con “Hello Everything”, ma questo album ne è sicuramente il più fulgido esempio. Impossibile tentare di individuare uno stile esecutivo preciso: lo Squarepusher passa con nonchalance e indicibili virtuosismi dal basso elettrico suonato come una chitarra flamenco ad arpeggi celestiali passando per incursioni acust-IDM ad un numero esagerato di BPM in un unico flusso continuo.
Questo è Solo Electric Bass 1, un flusso continuo di linee di basso da ascoltare ininterrottamente dall’inizio alla fine – e infatti si tratta di un concerto registrato integralmente – possibilmente senza annoiarsi. Anche per questo motivo è molto difficile isolare tracce migliori di altre.

In definitiva, un album non consigliato a chi cerca il classico Squarepusher tutto campionatori e Amen Break.
Consigliatissimo, invece, soprattutto a chiunque stia imparando a suonare il basso elettrico, affinché smetta una volta per tutte perché tanto nessuno potrà essere meglio di così.