Kevin Drumm – Imperial Horizon

kevin drumm imperial horizon hospital Kevin Drumm   Imperial Horizon

Abbiamo già detto che la natura è abbastanza noise. Ma adesso voltiamo verso la stirpe umana. Ossia Kevin Drumm. Un rumorista doc che però nei suoi ultimi lavori sembra essersi convertito ad un tipo particolare di ambient oscuro e drone. Kevin Drumm ha iniziato alla tenera età di 9 anni suonando la chitarra e, come molti appassionati dello strumento, ha fatto i voti verso il genere metal (quindi Iron Maiden, Metallica e via discorrendo). Dopo un po’ di tempo ha visto che smanettando con amplificatori, manopole ed pedali, il suono si modificava nelle maniere più strambe e più inusuali. Da qui la sua ascesa verso una sorta di “noise”.
Purtroppo Kevin, anche se oggi inizia ad usare un computer per fare l’editing delle sue melodie e registrazioni, ha per lungo tempo usato una chitarra posta sul tavolo e un fottutissimo amplificatore, set che usava volentieri anche nei suoi live (“For me, the tabletop is an easy way to eliminate the possibilities of chords, modes, melodies, and harmonies. It kind of confines you to this other sound sphere”.)
Nell’essere alternativo lo è, non ha nè un brandello di sito ufficiale nè una pagina myspace nè facebook.

Kevin+Drumm+Drumm mgf2005 Kevin Drumm   Imperial Horizon

Imperial Horizon è il suo ultimo lavoro, un album che consta di un’unica traccia di 1 ora e 4 minuti circa. Chi ha ascoltato Imperial Distortion, avrà notato come sia forte l’assonanza tra questa traccia e una parte di More Blood And Guts.
Già nell’ultimo Prurient (la cui Hospital Productions fa da etichetta e studio registrazione al Nostro) si è facilmente distinto per il suo apporto con la prima ed ultima traccia dell’album (vedi tracce 2009).
I rimandi sarebbero anche semplici e per qualcuno obbligati (O’Malley, Basinski, Loscil etc.) senonchè di un artificioso citazionismo. Ma ad ogni modo quest’ultima imperialità è suono subacqueo, cupo, tormentato. E garantisco che la mia ora e quattro minuti è passata come una volata. Quindi lunga vita a questi stregoni analogici! Anche se mia madre, appena ascoltati i primi secondi, è tornata senza esitazioni al suo ultimo successo di Baglioni.

Di sotto piccolo estratto da un’intervista e dall’album:

Pitchfork: Do you listen to lots of music?
Kevin: From the time I wake up until the time I go to bed, music is unfortunately on my mind, on my stereo, or I’m making it or talking about it. But while I do listen to records all the time, I rarely put one on and say: “I need to do something like this.” Sometimes that urge pops up and I have to do away with it. Although today I tried working with no specific idea in mind and it was pure crap.

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Pierre Henry, campane acide, il Viaggio dei tibetani morti e un’esperienza dolorosa per i fan del progressive

pierre henry pierre henry è uno dei pionieri nonché uno dei maggiori esponenti della cosiddetta musica concreta, autore di opere i cui vertici concettuali fanno venire i brividi a noi comunissimi mortali – per dirne una: ha fatto la decima di beethoven, che ha poi remixato – ma è anche l’autore di questo pezzo esplosivo del 1967 tutto elettronica e campane acide, psyché rock, un eccellente esempio di avanguardia pop, infatti divenuto famoso successivamente grazie a un celebre cartone animato.

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Pierre Henry – Psyché Rock

già, è proprio lui. la versione più nota è quella della sigla realizzata da christopher tyng e il pezzo è stato anche remixato da fatboy slim qualche anno fa (e non solo), ma non è di questo che volevo parlare.

tra le varie cose che pierre henry ha relizzato nell’ambito della musica concreta e delle suite elettroniche oscure e tenebrose segnalo un’opera del 1962 non proprio facilmente digeribile, eppure molto bella: si tratta di “Le voyage”, commento musicale del Libro tibetano dei morti, quindi sì: si tratta proprio di quel Viaggio. e ricordate la regola: a volume basso è ambient, a tutto volume è noise.

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Pierre Henry – Breath Two

altro interessante esperimento di pierre henry è ceremony, sua collaborazione del 1969 con il gruppo progressive inglese degli spooky tooth. il risultato è gotico & bizzarro ma non molto entusiasmante. quando henry si limita a fare da tappeto sonoro dark l’amalgama tra elettronica e rock funziona ma il disco risulta noioso, ma più spesso, quando l’amalgama non funziona, viene semplicemente voglia di abbassare il volume alle chitarre e alle voci e sentire solo le parti elettroniche.

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Spooky Tooth & Pierre Henry – Offering

il disco ovviamente all’epoca sconvolse i fan del progressive – e questo è un merito – e in parte anche gli spooky tooth, dato che henry intervenne sul disco in seguito alle registrazioni del gruppo, quindi il risultato fu inaspettato un po’ per tutti. comunque, grande copertina.
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Paranoia in Hi-fi

paranoia in hi-fi, antologia dei nurse with wound con 79 pezzi, in vendita  al prezzo simbolico di 99p ma solo nei negozi di dischi.

The Residents – The Ughs!

ughscdcover The Residents   The Ughs!

gira ingiustamente come progetto minore, nato dalle registrazioni di the voice of midnight, ma in realtà the ughs! è un grande disco dei residents, uno dei migliori degli ultimi anni – pari o forse superiore a the bunny boy – una perla tribal-sciamanica, primitiva, diversa dalle opere precedenti dei residents eppure ricorda i vecchi dischi dei residents. metto qua due pezzi brevi, ma il meglio lo danno in quelli lunghi.

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The Residents – Floating down the nile part 2

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The Residents – The lonely lotus

This Heat

thisheat03 This Heat
uno dei gruppi migliori del momento? i this heat. solo che hanno sbagliato i calcoli e sono apparsi nel 1979. bella bella bella bellorum bellis bellis (da S.P.Q.R.).

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This Heat – 24 track loop

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This Heat – Horizontal Hold

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This Heat – S.P.Q.R.