Gli Isis ci dicono addio

Gli Isis ci ringraziano e ci salutano.

United Nations. Una scomoda potenza.

Gli United Nations. Un supergruppo che ha totalmente colonizzato i miei lettori musicale di ogni piattaforma. Di questi simpatici ominidi, la cui identità è sospesa a mezz’aria tranne che per Geoff Rickly, è difficile non citare le spiacevoli vicende di censura che li riguarda. Il loro sito è abbastanza esemplificativo. Le controversie iniziano con la censura della loro copertina di esordio LP, che a tratti ricorda un altro graffiante esordio, quello della copertina para-scimmiottante dei Residents. Ad ogni modo, sono state stampate solo 1000 copie con la copertina originaria, dopodichè si è trovato un diversivo acquietante.
Dopodichè arriva la seconda censura, questa volta è sulla loro pagina di Facebook. Nientedimeno si scomodano le Nationi Unite che ordinano, un tantino gentilmente, che la loro pagina sul noto network sociale è da cancellare.
Arriva, infine, anche la cancellazione da Myspace per ancora-non-definiti problemi legali. La band scrive “What will they remove next?”.
Ma, tralasciando il contorno facoltativo, a questo punto sarebbe meglio ascoltare i ceffi in oggetto che vanno girando con maschere di Reagan e che si descrivono ‘emo-power-violence’. La scelta dei brani è ardua. Sottolineo che la traccia ‘Model UN’ è stata ascoltata da sottoscritto una quarantina di volte, di fila.