Moby – Wait for me

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Qualcuno lo attendeva e, come prima o poi per forza di cose accade, è uscito. Anzi mi correggo subitario: “per il sottoscritto” è uscito, ma non per la collettività a quanto pare.
Ricordo Moby ancora un giovane DJ che era appena uscito dai preset di Garage Band. Nel frattanto, ha attraversato generi musicali, produzioni techno-punk, collaborazioni e quant’altro (incluso quello spot-tormentone vodafone).

Album che passa liscio con qualche balzo di piacere dalla sedia, senza farci mancare qualche titolo riempitivo, una “wait for me” che per motivi astrusi mi ricorda Elisa e la canzone collaborazione con David Lynch. Lui lo descrive: “a quieter, more melodic, more mournful, and more personal record than some of the records I’ve made in the past.”

Le sue influenze, estratte dal myspacedavid bowie, kraftwerk, roxy music, public image ltd, suicide, echo and the bunnymen, television, led zeppelin, grace jones, pantera, joy division, flaming lips, massive attack, antony and the johnsons, donna summer, eno, nick drake, derrick may, the birthday party, bad brains, the feelies, polyrock, john lee hooker, george gershwin, blind willie johnson, the gun club, silver apples.

Flunk – This Is What You Get

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Anche se non ci siamo mai pronunciati sui Flunk, il sottoscritto è da sempre un loro ascoltatore assiduo. Possiedono visibili stilemi nel loro comporre musica, così come un suono altamente distinguibile (per gli etichettatori, dovrebbe essere una sorta di chillout, folk, trip-hop o giù di lì) che lascia un sapore malinconico e di terre lontane. Per certi versi, il tappeto elettronico che sovente si ascolta, ricorda talvolta Four Tet. Mentre l’aura “ethereal” personalmente la associo ai Trespassers William.
Fa il suo sporco lavoro anche la bellissima voce della vocalist Anja Oyen Vister, che riesce a non cadere di tono anche nelle sue performance live.

Nel caso di specie, questo ultimo album sembra essersi distaccato da quei ritmi ambientali ripetuti o versi continui di chitarra acustica. Ma sono sempre loro, garantito al limone. Non mi stupirebbe se prima o poi qualche direzione cinematografica adottasse le loro canzoni come colonna sonora.
L’ultima traccia è una cover di Karma Police dei Radiohead.