Ambiente, rumore e apocalisse

A ruota, ecco altre segnalazioni grondanti di rumore, suoni ambientali e desolazione apocalittica che i Maya da sempre hanno invidiano a Guylum Bardot:

timeofland big cover Ambiente, rumore e apocalisse

E’ incredibile come in questo piccolo mondo esistano gruppi musicali pagati così tanto che con quei soldi si potrebbe far saltare una penisola e usarla come materassino (come fa il protagonista nell’ultimo racconto di Gianfranco Marziano), e altri gruppi che guadagnano come un lavastracci, però capaci di farci rimanere in estasi pubblicando i loro pezzi gratuitamente. Sto parlando, in quest’ultimo caso, dei già conosciuti Have a Nice Life. Time of Land è il loro EP; la copertina parla da sola.

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Have a Nice Life – Wizard of the Black Hundreds


o2476433 Ambiente, rumore e apocalisse

Loscil. Scott Morgan. Batterista dei Destroyer. Per i veri “ambientalisti” dovrebbe essere oramai un nome conosciuto, e consolidato nell’olimpo dei suoni dilatati elettronicamente e che possiamo assecondare. Più softwarizzato di lui pochi ce ne sono, se pensate che il nome Loscil è tratto dal programma Csound, come contrazione tra “loop” e “oscillazione”. Ed è solito pubblicare cose di questo tipo sul suo blog, patch di max/msp che usa oppure usava nelle sue composizioni. In ascolto la prima e l’ultima traccia dell’album Endless Falls.

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Loscil – Endless Falls

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Loscil – The Making of Grief Point


o2694520 Ambiente, rumore e apocalisse

Senza essere ripetitivi, ma l’epitaffio degli Yellow Swans è giusto usufruirlo come Cristo comanda, e quindi anche ascoltando il Bonus Disc. Il consiglio per i veri alternativi è sempre l’acquisto.

Au revoir!

Nonna Noise dice: marzo pazzerello, esce il sole e prendi l’ombrello

chickenscratching Nonna Noise dice: marzo pazzerello, esce il sole e prendi lombrello

Anno 2010, i Residenti, da alcuni dati per morti negli anni 70, sfornano senza sosta album, live, compilation di scarti, inediti e remix. Chi si aspetta che rivoluzionino il mondo della musica resterà deluso. Noi semper fidelis invece godiamo, alla faccia degli stronzi. Chicken Scratching è un album elettronico & incazzato con folate di vento noise, formato da inediti, cose già viste e una gallina in copertina.

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The Residents – Pink

minimal wave Nonna Noise dice: marzo pazzerello, esce il sole e prendi lombrello

The minimal wave tapes, bella compilation riassuntiva (ma pare sia il volume uno) dell’etichetta Minimal Wave, specializzata in ristampe di oscura elettronica, synth-pop e new wave sfigata. Roba semplice e almeno per me sconosciuta, tutta synth, atmosfera e drum machine. In due parole: molto figa. Erano gli anni ottanta, ma il tempo vola.

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Tara Cross – Tempusfugit

yellow swans cover Nonna Noise dice: marzo pazzerello, esce il sole e prendi lombrello

Going Places, nuovo Yellow Swans, duo ufficialmente morto, quindi forse questo è l’ultimo album. Si segnalano dolci terremoti, tintinnii, nebbia dronica e precipitazioni sul fronte ambient. Epico.

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Yellow Swans – Limited Space

Buoni propositi per il 2010: ascoltare meno musica nuova

giffoni Buoni propositi per il 2010: ascoltare meno musica nuova

I buoni propositi non si rispettano, lo sapete. Severance è il nuovo album di Carlos Giffoni. Meno esaltante di un pezzo come The endless mirror, Giffoni fa i compitini per casa e la maestra, la signorina Diana *Giant Tits* Droness, gli dà un setteppiù. Noise, minimal drone molto preciso e una spolverata di musica concreta. Disco da sentire a volume molto alto mentre si fa l’aerosol (io l’ho sentito così, e consiglio di sentire tutti i dischi in questo modo).

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Carlos Giffoni – Shaved Arms

balaclavas Buoni propositi per il 2010: ascoltare meno musica nuova

Balaclavas vuol dire passamontagna. E’ un trio post-post-punk di Houston, psichedelici, ritmici e rumorosi, con momenti languidi e melodici. L’album si chiama Roman Holiday e ogni tanto c’è pure il sax.

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Balaclavas – Night Worship

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Balaclavas – Vuitton (Twisted Wires Mix)

indian2 Buoni propositi per il 2010: ascoltare meno musica nuova

E infine un nuovo pezzo dei grandiosi Indian Jewelry, su cui ormai non c’è più bisogno di sprecare parole, uscito in uno split della stessa etichetta del gruppo di sopra. Sentendo Zing Zang sembra che gli amati texani psichedelici stiano scivolando nella grande Oscurità. Bene. Anche qua volume molto alto, ma potete fare a meno dell’aerosol. In attesa del nuovo album consiglio ancora una volta l’ascolto di Free Gold.

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Indian Jewelry – Zing Zang

(dal prossimo post però SOLO musica pre-1977)

New Skullflower

nuovo skullflower in ascolto
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Kevin Drumm – Imperial Horizon

kevin drumm imperial horizon hospital Kevin Drumm   Imperial Horizon

Abbiamo già detto che la natura è abbastanza noise. Ma adesso voltiamo verso la stirpe umana. Ossia Kevin Drumm. Un rumorista doc che però nei suoi ultimi lavori sembra essersi convertito ad un tipo particolare di ambient oscuro e drone. Kevin Drumm ha iniziato alla tenera età di 9 anni suonando la chitarra e, come molti appassionati dello strumento, ha fatto i voti verso il genere metal (quindi Iron Maiden, Metallica e via discorrendo). Dopo un po’ di tempo ha visto che smanettando con amplificatori, manopole ed pedali, il suono si modificava nelle maniere più strambe e più inusuali. Da qui la sua ascesa verso una sorta di “noise”.
Purtroppo Kevin, anche se oggi inizia ad usare un computer per fare l’editing delle sue melodie e registrazioni, ha per lungo tempo usato una chitarra posta sul tavolo e un fottutissimo amplificatore, set che usava volentieri anche nei suoi live (“For me, the tabletop is an easy way to eliminate the possibilities of chords, modes, melodies, and harmonies. It kind of confines you to this other sound sphere”.)
Nell’essere alternativo lo è, non ha nè un brandello di sito ufficiale nè una pagina myspace nè facebook.

Kevin+Drumm+Drumm mgf2005 Kevin Drumm   Imperial Horizon

Imperial Horizon è il suo ultimo lavoro, un album che consta di un’unica traccia di 1 ora e 4 minuti circa. Chi ha ascoltato Imperial Distortion, avrà notato come sia forte l’assonanza tra questa traccia e una parte di More Blood And Guts.
Già nell’ultimo Prurient (la cui Hospital Productions fa da etichetta e studio registrazione al Nostro) si è facilmente distinto per il suo apporto con la prima ed ultima traccia dell’album (vedi tracce 2009).
I rimandi sarebbero anche semplici e per qualcuno obbligati (O’Malley, Basinski, Loscil etc.) senonchè di un artificioso citazionismo. Ma ad ogni modo quest’ultima imperialità è suono subacqueo, cupo, tormentato. E garantisco che la mia ora e quattro minuti è passata come una volata. Quindi lunga vita a questi stregoni analogici! Anche se mia madre, appena ascoltati i primi secondi, è tornata senza esitazioni al suo ultimo successo di Baglioni.

Di sotto piccolo estratto da un’intervista e dall’album:

Pitchfork: Do you listen to lots of music?
Kevin: From the time I wake up until the time I go to bed, music is unfortunately on my mind, on my stereo, or I’m making it or talking about it. But while I do listen to records all the time, I rarely put one on and say: “I need to do something like this.” Sometimes that urge pops up and I have to do away with it. Although today I tried working with no specific idea in mind and it was pure crap.

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