Published at: 12:03 pm - venerdì marzo 25 2011 by finegarten
Collaborazione tra Anthony Gonzalez degli ottimi M83 e Curt Morgan di Brain Farm, casa di produzione specializzata in riprese aeree decisamente mozzafiato – soprattutto per chi, come me, pensa di fare qualcosa di pericoloso anche quando apre lo sportello mentre la macchina non è perfettamente ferma. Il pezzo è molto bello e l’ho trovato nel trailer (incredibile) del film The Art of Flight, connubio tra musica e immagini aeree in rallenty che in qualche modo rimandano alla grande estasi dell’intagliatore Steiner.
Published at: 09:02 pm - giovedì febbraio 24 2011 by syn
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Published at: 01:02 pm - lunedì febbraio 21 2011 by finegarten
Ogni volta che esce un disco dei Radiohead mi capita di fare, come si dice, i conti con il passato. Saranno cambiati? Sono cambiato io? In questi anni di amore barra odio ho fatto in tempo a ignorarli amarli venerarli tradirli criticarli deriderli rivalutarli e di nuovo ignorarli, fino a trovarmi come l’Uomo Tigre solitario nella notte con le lacrime agli occhi e Amnesiac nell’autoradio, e chissà dove stavo andando (va detto che la medesima scena si è verificata anche con un best of di Dean Martin, l’antologia della canzone socialista in Italia, “God was never on your side” dei Motörhead e “La notte” di Adamo). Ed è questo che mi piace di ogni nuovo disco dei Radiohead: è come entrare nel salotto di mia nonna per vedere se qualcosa è cambiato e con piacere scoprire che è tutto come prima, le foto sono sempre quelle, il calendario di Frate Indovino è sempre saldamente attaccato al muro e quella invisibile polverina grigia ha ormai preso il posto dell’aria. Quel che cambia è la luce, che dipende da quanto la tapparella è abbassata o dalla presenza o meno di nuvole nel cielo. E quindi mi siedo comodo, respiro quella confortante aria di morte e ogni tanto una nuvola passa davanti al sole quando il fantasma del pur vivissimo Neil Young appare seduto sulla poltrona a fianco alla mia.
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Radiohead – Give Up The Ghost
Beh, prima che qualcuno si commuova davvero: sì, The King of Limbs è un disco dei Radiohead, sorprendente nel suo essere assolutamente non sorprendente (questa me l’ha suggerita Ghezzi), che piacerà molto a quelli che hanno amato il disco solista di Yorke – cioè, quelli che se lo ricordano – e piacerà abbastanza a tutti gli altri. Un disco denso, con una prima parte elettronica ed elegante tipicamente Radiohead e una seconda parte (dal minimal e oscuro Feral in poi, uno dei due pezzi migliori del disco), meno elettronica ma ugualmente Radiohead e forse anche più elegante. E mia nonna ci ha sempre tenuto tantissimo all’eleganza.
p.s.
dal prossimo post si torna a parlare di muezzin, galassie inesplorate, limoni, tombini fumanti, strani frutti e ratti che si arrampicano sulle palme.