quella della grande estasi dell’intagliatore steiner è forse la colonna sonora meno nota dei popol vuh, ricordati più per quelle (bellissime) di aguirre e nosferatu. il film è del 1974 ma la colonna sonora è tuttora inedita. uno dei pezzi si trovava già in aguirre, e assieme agli altri – che incredibilmente non si trovano neanche tramite p2p – sono finiti anni fa in un’edizione limitata italiana curata da enrico bassi, fondatore del fan club italiano dei popol vuh (ebbene sì, esiste), al momento fuori catalogo.
non resta che guardare il film, anche perché si tratta di uno di quei casi in cui la musica è indissolubilmente legata alle immagini e forse proprio per questo non è mai stata pubblicata. i suoni malinconici ma epici dei popol vuh e il rallenty di walter steiner che salta sono una cosa sola: grande estasi. nonostante ciò, per puro feticismo, allego un pezzo trovato su soulseek che consiste semplicemente nell’audio del film – credo registrato da qualche disperato che, come me, se non possiede il pezzo in una forma qualunque non è soddisfatto – anche se, ripeto, il godimento maximo nel film è dato dalla ripetizione del tema accompagnato dai numerosi rallenty.
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Die Große Ekstase des Bildschnitzers Steiner
e a proposito di feticismo ricordo che il fondatore dei popol vuh florian fricke appare in una scena di un altro film di herzog, l’enigma di kaspar hauser, nelle vesti di un pianista cieco che suona e canta al pianoforte “agnus dei”, un altro pezzo dei popol vuh tratto da aguirre.

beak> è il nuovo progetto di geoff barrow dei portishead con billy fuller e matt williams. in questo primo disco mette tutto quello che gli piace e che casualmente piace anche a me. schitarrate ripetitive, elettronica scarna e voci lontane, una buona dose di post rock per rimpiangere la giovinezza, la ballad nera da passare alle femmine e perfino il pezzo noise, oltre, ovviamente, alle consuete e ormai per chiunque irrinunciabili, influenze kraut, anche se in realtà meno di quanto si dica in giro. insomma, è un bel disco scarno, scuro e old style, non grandioso ma è uno dei pochi che quest’anno mi hanno fatto venire voglia di sentirlo più volte, come già mi era capitato con third dei portishead l’anno scorso. qui il video di iron acton.
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Beak> – Blagdon Lake

i von spar tornano con un pezzone spaziale deliziosamente kraut, consigliato ai moroderiani e ai fan della kosmische music. è proprio quello che ci voleva. inoltre c’è anche il video teaser, molto bello, e il remix di prins thomas, per afro-robot drogati con la passione dei viaggi spaziali. ah, HyBolt vuol dire Hypersonic Boundary Layer Transition.