Cult of Youth – Cult of Youth

20110301182702 Cult of Youth   Cult of Youth

Sì, culto della giovinezza un cazzo. Al contrario: la musica dei Cult of Youth esprime nient’altro che la violenza, la depravazione e la solitudine che solo il selvaggio West sapeva offrire. Chiamatelo post-country, se volete (la prima traccia dell’album si intitola emblematicamente “New West”), ma avrete il mio disprezzo.
Intendiamoci, niente a che vedere con Nashville e il bluegrass, eh, qui parliamo di cowboy dai denti neri e marci di tabacco da masticare, di canti disperati per una luna troppo bianca e troppo infame (cfr. “Casting Thorns”), di coyote moribondi, ma anche di tramonti infiniti e di cavalcate nella polvere alla ricerca di una donna perduta del Nebraska.
Un album ottimo che varrebbe la pena ascoltare anche solo per gli ultimi cinque minuti di “The Lamb”, praticamente il risultato di un esperimento del CERN che ha permesso di teletrasportare tutt’altri Youth (i Sonic, stavolta) in un saloon del 1892.

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Cult of Youth – Casting Thorns

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Cult of Youth – The Lamb

E per concludere, piccola nota di costume su Sean Ragon, frontman della band, che nonostante un passato non troppo nascosto da mezzo fascista paganofilo (i primi lavori dei Cult of Youth seguivano il filone neo-folk genere Throbbing Gristle/Current 93/Death in June) pare essere in fin dei conti un gran sensibilone:

On in the day that I wrote the song [“New West”, ndr], we had found that a pigeon had nested in the awning of my store. I had to get up on a ladder and chase the mama bird off with a broomstick and destroy her nest. When it came time to remove the eggs, I took them out with my hands and found that they were warm and still quivering. Watching the grief of the mama bird affected me very strongly, and I can’t help but think that my feelings about this experience carried over to later on in the day when I ended up writing this song. The basic message behind the song is that although people are capable of tremendous good, they are also capable of tremendous darkness. Just know that as you go out and about your business that the devil is just a few footsteps behind you – so beware! #

Questo è un post sul nuovo disco dei Radiohead

thekingoflimbs 500x446 Questo è un post sul nuovo disco dei Radiohead

Ogni volta che esce un disco dei Radiohead mi capita di fare, come si dice, i conti con il passato. Saranno cambiati? Sono cambiato io? In questi anni di amore barra odio ho fatto in tempo a ignorarli amarli venerarli tradirli criticarli deriderli rivalutarli e di nuovo ignorarli, fino a trovarmi come l’Uomo Tigre solitario nella notte con le lacrime agli occhi e Amnesiac nell’autoradio, e chissà dove stavo andando (va detto che la medesima scena si è verificata anche con un best of di Dean Martin, l’antologia della canzone socialista in Italia, “God was never on your side” dei Motörhead e “La notte” di Adamo). Ed è questo che mi piace di ogni nuovo disco dei Radiohead: è come entrare nel salotto di mia nonna per vedere se qualcosa è cambiato e con piacere scoprire che è tutto come prima, le foto sono sempre quelle, il calendario di Frate Indovino è sempre saldamente attaccato al muro e quella invisibile polverina grigia ha ormai preso il posto dell’aria. Quel che cambia è la luce, che dipende da quanto la tapparella è abbassata o dalla presenza o meno di nuvole nel cielo. E quindi mi siedo comodo, respiro quella confortante aria di morte e ogni tanto una nuvola passa davanti al sole quando il fantasma del pur vivissimo Neil Young appare seduto sulla poltrona a fianco alla mia.

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Radiohead – Give Up The Ghost

Beh, prima che qualcuno si commuova davvero: sì, The King of Limbs è un disco dei Radiohead, sorprendente nel suo essere assolutamente non sorprendente (questa me l’ha suggerita Ghezzi), che piacerà molto a quelli che hanno amato il disco solista di Yorke – cioè, quelli che se lo ricordano – e piacerà abbastanza a tutti gli altri. Un disco denso, con una prima parte elettronica ed elegante tipicamente Radiohead e una seconda parte (dal minimal e oscuro Feral in poi, uno dei due pezzi migliori del disco), meno elettronica ma ugualmente Radiohead e forse anche più elegante. E mia nonna ci ha sempre tenuto tantissimo all’eleganza.

p.s.
dal prossimo post si torna a parlare di muezzin, galassie inesplorate, limoni, tombini fumanti, strani frutti e ratti che si arrampicano sulle palme.

La siamese è entrata nel gruppo

scoop: una delle bambine della copertina di “Siamese Dream” degli Smashing Pumpkins ora suona il basso negli Smashing Pumpkins.

RIP Captain Beefheart

Don Van Vliet, meglio noto come Captain Beefheart, ci ha lasciato. Condoglianze a Scaruffi.

Ozzy che spaventa i turisti al museo delle cere

A breve uscirà l’album “Scream” di Ozzy Osbourne. E lui lo sponsorizza con questa simpatica trovata.