
il primo post apparso su questo blog riguardava gli Indian Jewelry. Un gruppo esordiente, nella scena commerciale, con delle attraenti sonorità drogate e mediorientali, che tanto rispecchiano uno dei tanti motif di questo angolo eclettico internettiano. Il gruppo texano è avvezzo agli acidi e alle chitarre vessate, senza disdegnare motivi cupi che talvolta ricordano i Joy Division.
E Totaled, album appena uscito o appena leakato (chiedo venia ma non mi son neanche premurato di controllare) non credo ci deluderà. Abbiamo preziosità di ogni tipo, dai lapislazzuli ai diamanti.
Sfizziosità:
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In chiusa, cercando di evitare la beatificazione, un canadese che mai abbiamo citato. In ascolto l’ultimo magistrale remix di Tim Hecker di Water/Light/Shifts dei Bell Orchestre (che onestamente non so se valgano la pena di essere ascoltati).
Ed inoltre il singolo dall’appena uscito EP Apondalifa (sarà un richiamo poco anglofono per dire “upon the life”?) che probabilmente è una dilatazione rumososa ed integrata della traccia Pond Life di Imaginary Country.
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I buoni propositi non si rispettano, lo sapete. Severance è il nuovo album di Carlos Giffoni. Meno esaltante di un pezzo come The endless mirror, Giffoni fa i compitini per casa e la maestra, la signorina Diana *Giant Tits* Droness, gli dà un setteppiù. Noise, minimal drone molto preciso e una spolverata di musica concreta. Disco da sentire a volume molto alto mentre si fa l’aerosol (io l’ho sentito così, e consiglio di sentire tutti i dischi in questo modo).
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Balaclavas vuol dire passamontagna. E’ un trio post-post-punk di Houston, psichedelici, ritmici e rumorosi, con momenti languidi e melodici. L’album si chiama Roman Holiday e ogni tanto c’è pure il sax.
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E infine un nuovo pezzo dei grandiosi Indian Jewelry, su cui ormai non c’è più bisogno di sprecare parole, uscito in uno split della stessa etichetta del gruppo di sopra. Sentendo Zing Zang sembra che gli amati texani psichedelici stiano scivolando nella grande Oscurità. Bene. Anche qua volume molto alto, ma potete fare a meno dell’aerosol. In attesa del nuovo album consiglio ancora una volta l’ascolto di Free Gold.
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(dal prossimo post però SOLO musica pre-1977)

tra i concerti persi al jazz expo anche quello dei speed caravan, ovvero l’oud elettrico e psichedelico di mehdi haddab e il suo gruppo. l’album dei speed caravan è del 2009 e si chiama kalashnik love, ed è un incendiario mix di rock, elettronica e dance araba, che non stonerebbe in una compilation assieme a omar souleyman. da segnalare anche la loro cover di galvanize dei chemical brothers, nell’album assieme a una cover dei cure e a quella di “daddy lolo”, un bellissimo pezzo anni 50 dell’armeno ganimian che dovrebbe provenire da questo album, il cui testo recita “daddy lolo daddy lolo, this is oriental rock and roll!” (qui il pezzo originale da youtube).
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ma in in tema di bizzarre cover con l’oud elettrico di celebri pezzi elettronici, è praticamente obbligatorio segnalare anche la versione di DuOud – cioè sempre mehdi haddab - dell’immortale “chase” del commendatore giorgio moroder. imperdibile.