
Diffile parlare seriamente degli Earth senza sfiorare le tre cartelle di lunghezza. Quindi deciderò di non parlarle quasi affatto. Capeggiati da Dylan Carlson, gli Earth sono stati definiti padri del “Drone” come forma musicale. Il termine si può riferire al bordone, ossia all’effetto musicale in cui una note suona continuamente come accompagnamento. La peculiarità del “drone” è il ronzio o vibrazione, caratteristico delle corde della chitarra elettrica (ottenuti credo sia con effetti sia con un particolare tipo di amplificazione).
Anche se solitamente viene ricondotto ai Sunn il successo di questa forma, sono stati gli Earth, negli anni ’90, a coniugare le sonorità alla Black Sabbath ad un tipo di metal doom (molto più pesante dell’espressione loro ordierna). Successivamente saranno appunto i Sunn O))) a sviluppare e sperimentare on altre direzioni questo tipo radicale di sonorità (ad esempio ottenendo dei droni pazzeschi lasciando appesa una chitarra davanti ad un amplificatore e sfruttando così il ritorno, per parecchi e parecchi minuti).
Questo è l’ultimo lavoro degli Earth, e chi non ha colpevolemente ascoltato i precedenti farebbe bene a ritagliarsi qualche minuto di tempo.
Curiosità:
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Earth – Old Black

questa serie di cover dei suicide l’avevo annunciata più di un anno fa, ma solo oggi sono riuscito a sentire la versione di “che” dei sunn o))) & pansonic con joe preston (earth e melvins) alla voce. io mi aspettavo un pezzo che sprofondasse all’eccesso, dilatato fino a raddoppiare la durata dell’originale, maestoso finale che chiudeva il primo disco dei suicide (1977) dopo quell’incubo chiamato frankie teadrop. e invece addirittura dura meno ed è sostanzialmente fedele alla prima versione, quindi molto bella, e sprofondare si sprofonda, dato che è pur sempre una canzone dei suicide. a fine post le due versioni di “che” a confronto, la cover e l’originale. oltre alla cover dei sunn nel disco c’è anche un pezzo live del signor alan vega e un altro di stephen buroughs (non so chi è).
tra le altre cover già disponibili da segnalare anche la stupenda versione strappalacrime di dream baby dream fatta da bruce springsteen, che la brucespringsteenizza come si deve e chi non si commuove ha il cuore di pietra. (e non per dire eh, però a noi ci tocca vasco che fa creep, con tutto il rispetto per vasco e per creep.)
ma la cosa incredibile è che questa intensità bruce springsteen l’ha raggiunta ogni sera per 64 sere consecutive suonando “dream baby dream” come finale dei concerti durante il tour del 2005. livelli di professionismo concessi a pochi (si veda in proposito elvis che a las vegas era in grado di cantare suspicious mind ogni sera allo stesso modo, sempre come se fosse l’ultima volta – e anche qui chi non si commuove ha il cuore di pietra). tra l’altro “dream baby dream” dimostra ancora una volta che alan vega era semplicemente il nuovo elvis.
sempre in tema di cover dei suicide, pare che i mogwai faranno una loro versione di ghostrider, tratto sempre dal primo album capolavoro dei suicide. inoltre sempre oggi ho sentito casualmente cerberic doxology, disco di joe preston (vedi sopra) e daniel menche che consiste in un unico lungo pezzo (24 min) che inizia con le loro due voci che si alternano per poi fondersi in un unico epico suono tutto riverberi e monsignor drone che celebra messa nella cattedrale del noise. non male.
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Sunn O))) / Pan Sonic – Che
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Suicide – Che

e se a sorpresa i sunn O))) avessero fatto un disco di bubblegum music con basi allegre e coretti alla beach boys? non l’hanno fatto. sono rimasti coerenti a quella che è l’idea alla base del progetto sunn, ovvero: il porco dio. pezzi lunghi, solite frequenze infernali, voci sataniche, cori medievali e una generale atmosfera esoterica che ti fa pensare che non andrà a finire bene (o forse sì: si veda il finale dell’ultimo pezzo, Alice). per chi può, il primo giugno sono in concerto a bologna (e qualche giorno prima ci sono gli psychic tv, tra l’altrO))).